BORSE EUROPA - Indici sopra minimi ma negativi, pesa greggio

giovedì 24 febbraio 2011 16:28
 

                             indici               chiusura  
                           alle 16,15   var.%      2010  
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EuroStoxx50 .STOXX50E       2.950,02      -0,17    2.792,82
FTSEurofirst300 .FTEU3      1.147,43      -0,40    1.121,67  
Stoxx banche             216,39      -0,80      196,31  
Stoxx oil&gas            356,63      +1,25      332,58  
Stoxx tech               228,65      +0,12      215,82  
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 LONDRA, 24 febbraio (Reuters) - Si risolleva dai minimi per
restare comunque in territorio negativo l'azionario europeo,
giunto ormai alla quarta seduta consecutiva di ribasso.
 A monte della correzione il perdurare della crisi libica che
ha portato a una nuova fiammata del greggio dalle evidenti
ripercussioni sulle prospettive di crescita per l'economia
globale.
 Insieme alla tenuta di Wall Street, una correzione dei
contratti derivati su Brent e Nymex rispetto ai picchi della
mattinata, record da agosto 2008, consente agli indici di
contenere almeno in parte le perdite.
 Il clima di fondo dei mercati finanziari, come dice anche
l'andamento delle valute, resta improntato a una generalizzata
avversione al rischio in risposta ai gravi disordini in Nord
Africa.
 "Il problema delle rivolte civili è che non possiamo sapere
quando avranno realmente fine: possono sempre aggravarsi con un
impatto ancora maggiore sull'offerta di greggio ed è questo lo
scenario che più spaventa i mercati", osserva l'operatore Ig
Index Sebastian Lynar.
 A causa dei pesanti disordini dell'ultima settimana, ha
detto l'amministratore delegato Eni Paolo Scaroni, la produzione
di greggio aumentando il clima di incertezza dei mercati.
 Le ultime notizie da Tripoli, che estrae 1,6 milioni di
barili al giorno, parlano di un nuovo intervento televisivo del
leader Muammar Gheddafi che attribuisce ad al Qaeda la
responsabilità delle sollevazioni civili e invita i cittadini a
disarmare gli insorti.
 Intorno alle 16,15 l'indice paneuropeo FTSEurofirst 300
.FTEU3 cede 0,4%, mentre tra i singoli mercati Londra .FTSE
si riporta a +0,03%, Parigi .FCHI a +0,01% e Francoforte
.GDAXI a -0,8%
 
 I titoli in evidenza:    
 * Ancora molto male il settore auto, il cui indice 
arretra di quasi 2% per un calo settimanale superiore a 5,5% di
fronte al nuovo apprezzamento di greggio e carburanti.
 * Particolarmente pesanti i realizzi sulle compagnie aeree,
anch'esse tra le prime vittime della crisi libica, con LUFTHANSA
(LHAG.DE: Quotazione) in calo di 2,5% e INTERNATIONAL CONSOLIDATED AIRLINES
GROUP (ICAG.L: Quotazione) - nata dalla fusione di British Airways e Iberia
- che accusa un pesante -3,2%
 * L'indice di settore del comparto turismo e tempo libero
mostra una flessione superiore al 5% rispetto alla chiusura di
venerdì scorso
 "Le quotazioni del greggio avranno un impatto negativo su
molti comparti, si è visto finora quello su quello auto e sulle
compagnie aeree" spiega Lynar.
 * Tra gli automobilistici crolla oltre 10% il titolo PORSCHE
(PSHG_p.DE: Quotazione) dopo l'annuncio che la fusione con VOLKSWAGEN
(VOWG_p.DE: Quotazione) potrebbe essere rinviata
 * In pesante ribasso la tedesca RWE (RWEG.DE: Quotazione), quinto gruppo
europeo nel settore utilities in calo di oltre 5% dopo aver
annunciato che per contrastare l'erosione dei profitti verranno
ridotti gli investimenti e cedute alcune attività
 "Nonostante i risultati lievemente migliori delle attese Rwe
è tra i titoli peggiori del dax a causa dei rincari energetici
che potrebbero tradursi in un indebolimento della crescita
economica e della domanda", spiega Anita Paluch di Etx Capital.
 Spinto dalla dinamica positiva del canale estero, il
prodotto interno lordo tedesco evidenzia nel quarto trimestre
2010 una crescita di 0,4%
 * Tra i bancari cede oltre 4% ROYAL BANK OF SCOTLAND
(RBS.L: Quotazione), tornata negli ultimi tre mesi dell'anno scorso
all'utile ma ancora pesantemente depressa dalle sofferenze in
Irlanda
 * In netta controtendenza la francese CREDIT AGRICOLE
(CAGR.PA: Quotazione), che vola di circa 6% dopo aver smentito il timore di
possibili aumenti di capitale per far fronte ai requisiti
bancari di Basilea III