Cinema, film sugli steroidi analizza ossessione Usa per vittoria

sabato 31 maggio 2008 15:30
 

di Christine Kearney

NEW YORK (Reuters) - Un nuovo documentario che esplora l'abuso di steroidi negli Stati Uniti indica che la cultura di vincere ad ogni costo, tipica del paese, è in contrasto con la condanna altrettanto comune dell'uso di sostanze per raggiungere risultati migliori.

"Bigger, Stronger, Faster", che ha debuttato ieri negli Stati Uniti, raccoglie interviste con amanti delle palestre e atleti come Carl Lewis e Ben Johnson e il ciclista Floyd Landis.

Le scene serie si alternano nel documentario con parti più ironiche che includono alcuni racconti personali del regista Chris Bell sulle disavventure del fratello, un sollevatore di pesi e body-builder che ha fatto largo uso di steroidi.

"Ho cercato di raccontare dell'ipocrisia che c'è riguardo gli steroidi", ha detto Bell, che oggi ha 35 anni, e un tempo idolatrava gente come Sylvester Stallone e Arnold Schwarzenegger.

"Vedendo questi eroi dal fisico enorme, volevo imitarli senza sapere che loro facevano uso di steroidi", ha detto Bell. "Nessuno vuole parlare di steroidi", ha aggiunto.

Il film cerca anche di esplorare i motivi alla base della cattiva reputazione che queste sostanze dopanti hanno negli Stati Uniti e perché il paese è allo stesso tempo ossessionato con la forma fisica.

La tesi del film è che esiste una tendenza nella società americana a voler fare di certi personaggi dei capri espiatori, come avvenne per lo sprinter canadese Ben Johnson, quando gli steoidi sono stati ampiamente utilizzati da tutte le celebrate squadre olimpiche statunitensi negli anni '50 e '60.

"Tutto deve essere più grande e sempre migliore, questo è il modo di vedere degli americani", ha detto Bell. "Gli steroidi non sono il problema, sono solo un effetto collaterale dell'essere americani. L'idea stessa degli steroidi nasce da quella di voler vincere a tutti i costi".

 
<p>Una foto di un partecipante ad una gara di Bodybuilding tenuta recentemente ad Amman, in Giordania. REUTERS/Muhammad Hamed (JORDAN)</p>