Produttori Brunello temono "confusione" si ripercuota su vendite

mercoledì 9 aprile 2008 17:07
 

di Gilles Castonguay

MILANO (Reuters) - I produttori di Brunello di Montalcino temono che le due diverse inchieste sul vino adulterato e su quello "taroccato" possano ripercuotersi negativamente sulle esportazioni, perché i consumatori tendono a confondere le due vicende.

Una prima inchiesta riguarda il presunto utilizzo di uve diverse da quelle del Sangiovese per la produzione del Brunello mentre la seconda si è concentrata sul timore che milioni di litri di vino a basso prezzo e adulterato siano stati venduti sul mercato italiano.

Sebbene le due inchieste non abbiano nulla a che fare l'una con l'altra, il direttore generale di Federvini, un'associazione nazionale di produttori di vino, teme che questa distinzione possa essere meno chiara all'estero.

"Temiamo che i consumatori che non sono bene informati sulle due distinte vicende, possano confonderle", ha spiegato Ottavio Cagiano de Azevedo. "Possono perdere la fiducia (sulla qualità) dei prodotti italiani".

Le notizie sulle due diverse indagini sono state diffuse dai media la scorsa settimana, proprio in concomitanza con il Vinitaly, il più importante salone riservato agli esperti di enologia e a cui partecipano produttori e acquirenti da tutto il mondo.

Quanto scritto dai media su queste due inchieste ha fatto tornare alla memoria gli anni Ottanta quando scoppiò lo scandalo del vino al metanolo, che provocò la morte di almeno 20 persone.

Quello scandalo danneggiò pesantemente i produttori di vino del Paese.

Roberto Giannelli, proprietario di un'azienda della zona, la San Filippo Montalcino, ha detto che questa confusione potrebbe allontanare alcuni amanti del vino in Paesi come gli Stati uniti dove la sua azienda esporta la maggior parte delle 30.000 bottiglie di Brunello prodotte ogni anno.   Continua...

 
<p>Un enologo odora un bicchiere di Brunello di Montalcino a Montalcino per testarne l'invecchiamento. REUTERS/Dario Pignatelli/File (ITALY)</p>