Giappone, bullismo su Web problema diffuso nei siti studenteschi

mercoledì 16 aprile 2008 12:52
 

TOKYO (Reuters) - In Giappone si contano circa 38.000 siti Web non ufficiali legati alle scuole medie e superiori che non vengono controllati dagli stessi istituti e in cui sono assai frequenti episodi di bullismo, messaggi a sfondo sessuale ed espressioni violente.

E' quanto ha rivelato un'inchiesta del ministero dell'Istruzione giapponese.

"Si sono verificati molti incidenti che hanno coinvolto tali siti Web e non sappiamo con precisione che succede al loro interno", ha spiegato Tsuyoshi Seno, un funzionario del Ministero dell'Istruzione.

Episodi di bullismo online, in cui messaggi e immagini sgradevoli vengono messi online sui siti Web e in cui email indesiderate vengono inviate a telefoni cellulari e su Internet, rappresentano un vero e proprio problema in un Paese che conta circa 15.000 scuole tra medie e superiori.

La questione è scoppiata in tutta la sua problematicità lo scorso luglio, quando un ragazzino di 18 anni si è suicidato in una scuola superiore di Kobe, nel Giappone occidentale, dopo che i compagni di classe hanno messo online una sua foto che lo ritraeva nudo sul sito non ufficiale della scuola e gli hanno inviato ripetutamente email in cui gli chiedevano soldi.

La ricerca del ministero dell'Istruzione mostra che tra i 2.000 siti Web presi in considerazione, la metà contiene messaggi sgradevoli, almeno il 40% mostra messaggi a sfondo sessuale e in circa un quarto si leggono messaggi violenti come "Ti ucciderò"!

La maggior parte di questi siti non ufficiali vengono realizzati e gestiti dagli stessi studenti.

Dei circa 1.500 ragazzi delle medie e delle superiori intervistati, un quarto ha risposto di navigare su questi siti e il 14% ha detto di aver postato lì dei messaggi.

Il 10% dei ragazzi delle superiori ha detto di aver subìto molestie tramite siti Web, blog o email, secondo quanto emerso da una ricerca condotta dal Comitato per l'Istruzione della prefettura di Hyogo.

 
<p>Un ragazzo al computer. REUTERS/Chris Pizzello</p>