Società Usa clona embrioni umani, crea staminali

giovedì 17 gennaio 2008 18:58
 

WASHINGTON (Reuters) - Una società californiana ha annunciato oggi di aver usato la clonazione per realizzare cinque embrioni umani nella speranza di ottenere cellule staminali.

La californiana Stemagen ha distrutto gli embrioni mentre li stava testando per essere sicura che si trattasse di veri cloni. Ma i ricercatori, presso un centro per la fertilità, hanno spiegato di credere di poter fare della loro impresa un successo.

Altri esperti sono scettici sull'annuncio, pubblicato sulla rivista Stem Cells. Se verificato, il team sarebbe il primo a provare di aver clonato esseri umani come fonte di staminali.

Ci sono diversi tipi di staminali. Le cellule staminali embrionali, fatte con embrioni vecchi solo di alcuni giorni, sono considerate le più potenti perché possono trasformarsi in tutti i tipi di cellule del corpo.

Il team di Stemagen ha detto di aver ottenuto i cinque embrioni umani usando le cellule della pelle di due adulti, verificando che gli embrioni fossero cloni dei due uomini.

"Speriamo di essere un po' un punto di svolta per molti altri studi", ha detto Andrew French, che ha condotto la ricerca, in una intervista telefonica.

I ricercatori hanno usato la tecnica chiamata trasferimento nucleare di cellule somatiche, che consiste nello svuotare un ovulo e iniettarvi il nucleo di una cellula che deve essere copiata: in questo caso, le cellule della pelle degli uomini.

Si tratta della stessa tecnica usata per creare la pecora Dolly nel 1996, il primo mammifero ad essere clonato da un adulto. I ricercatori sperano di usare la tecnica per creare trapianti su misura di cellule, tessuti e organi, curare ferite e malattie come il diabete infantile.

"Da quando una significativa percentuale di coppie che si sottopone ai trattamenti per la fertilità dimostra di voler partecipare a questo tipo di ricerca, crediamo che il metodo descritto per ottenere ovociti sia una strategia perseguibile ed eticamente accettabile", hanno scritto i ricercatori.   Continua...