Giappone, corteo di statue falliche celebra la fertilità

lunedì 7 aprile 2008 15:36
 

KAWASAKI, Giappone (Reuters) - Una selva di giganteschi falli neri e rosa sono stati portati in corteo ieri per le strade della cittadina giapponese di Kawasaki per celebrare il festival della fertilità, mentre 30.000 fedeli chiedevano protezione agli dei contro le malattie a trasmissione sessuale.

Il festival di Kanamara, nato più di trecento anni fa quando le prostitute cominciarono ad invocare gli dei per trovare protezione da un'epidemia di sifilide, è stato celebrato in un piccolo tempio di Kawasaki, a sud di Tokyo.

Le enormi statue a forma di fallo che lo caratterizzano sono state ammirate da una folla di curiosi, fra cui molti stranieri e alcuni travestiti accorsi per l'occasione.

"In Francia e in altri paesi c'è il Gay pride, ma non esiste nulla con questi simboli fallici", ha detto Elizabeth Filipe, una 25enne francese che lavora in banca. "E la gente di qui non è per niente timida", ha aggiunto riferendosi ai fedeli che si facevano fotografare mentre abbracciavano le grandi statue a forma di genitali.

Angela Wheaton, una turista britannica di 28 anni intervistata mentre si gustava un lecca-lecca dalle esplicite sembianze, ha detto che in Giappone l'atteggiamento verso gli argomenti sessuali sembra essere molto più liberale rispetto all'Europa.

"Non troverai mai un festival come questo in Gran Bretagna. Forse da qualche parte in segreto, ma niente di così pubblico", ha detto Wheaton.

Oggi il festival serve per aiutare la gente a conoscere meglio e a proteggersi dall'Aids e per supportare le campagne per i malati che hanno contratto il virus.

Ma le sue cerimonie principali rimangono estremamente mistiche e risalgono al tempo in cui il buddismo non aveva ancora raggiunto il Giappone.

Adorare i simboli fallici è una pratica ancora relativamente comune in Giappone e può essere osservata in molti templi del paese, soprattutto nel periodo primaverile.

 
<p>Prtecipanti alla manifestazione trasportano il simbolo fallico durante il festival di Kanamara, 6 aprile 2008. REUTERS/Issei Kato</p>