Donne in carriera sono peggior nemico di se stesse, dice studio

mercoledì 20 agosto 2008 10:33
 

SINGAPORE (Reuters) - Le donne sono il peggior nemico di se stesse sul posto di lavoro quando si tratta di far carriera: uno studio internazionale ha scoperto che le donne sono meno propense a promuoversi e a essere solidali rispetto ai loro colleghi maschi.

Lo studio del 2008, parte del libro "The psychology of sales call reluctance" della studiosa Usa Shannon L. Goodson, ha paragonato 11.500 donne lavoratrici e 16.700 uomini da 34 paesi.

Goodson sostiene che le lavoratrici in Gran Bretagna, Usa e Cina sono più propense a promuovere i loro interessi, mentre in Nuova Zelanda e Svezia ci sono le più timide, seguite da Australia e Canada.

Ma soprattutto, le donne non fanno abbastanza per avanzare nella carriera, ha detto la scienziata in una nota.

"Le donne non creano il soffitto di vetro, quell'invisibile barriera che limita la loro capacità di capire quanto valgono, ma aiutano a mantenerlo", dice la Goodson.

"Essere in grado di attirare l'attenzione sul proprio contributo e competenze al lavoro è diventata una parte importante della moderna gestione della carriera, ed è qualcosa che la maggior parte delle donne non è ancora in grado di fare in modo così consistente come gli uomini".

La ricerca della Goodson ha evidenziato che mentre la maggior parte degli uomini non ha problemi a sottolineare il proprio contributo sul lavoro, talvolta anche mentendo, le donne sono ancora vittime del pregiudizio che l'auto-promozione sia "socialmente inaccettabile" e poco "da signore".

"Credono che il solo lavorare duro sia sufficiente per consentire di avere lo stesso salario o status dei loro colleghi uomini", spiega. "Il buon lavoro è importante, ma da solo non è abbastanza".

La ricerca della Goodson ha scoperto inoltre che le donne al vertice talvolta cercano di sabotare le chance di promozione di altre donne.

Questa parte dello studio, condotta soprattutto negli Stati Uniti, ha rivelato che le donne dirigenti spesso non incoraggiano e non supportano lo staff femminile.

"Questo porta molte donne che hanno partecipato allo studio a preferire attualmente una dirigenza maschile piuttosto che femminile, sostenendo che gli uomini sono più equi delle donne", ha aggiunto Goodson.