Telemedicina, forse in Palestina progetto milanese

mercoledì 12 marzo 2008 13:37
 

di Roberto Bonzio

MILANO (Reuters) - Un sistema di telemedicina sperimentato con successo da un ospedale milanese in diversi Paesi in via di sviluppo, in particolare in Africa, potrebbe essere adottato presto nei territori palestinesi, alleviando i disagi sanitari provocati dall'isolamento e dagli ostacoli imposti per motivi di sicurezza dall'esercito israeliano con i posti di blocco.

Lo ha annunciato uno dei medici ideatori del progetto.

"Abbiamo allestito da poco un laboratorio nei pressi di Betlemme e il mese prossimo siamo stati invitati a Ramallah, al primo congresso di patologia oncologica organizzato da medici palestinesi per parlare della nostra esperienza di telemedicina", dice a Reuters Agostino Faravelli, direttore del servizio di Anatomia Patologica dell'ospedale di Desio, a nord di Milano, vicedirettore e animatore del Gruppo Patologi Oltre Frontiera ( www.patologioltrefrontiera.it).

Dopo anni di graduali sperimentazioni, dalla fine dello scorso anno l'associazione ha dato il via ad un sistema articolato di diagnosi a distanza con un ospedale dello Zambia, dove operano due medici italiani e tre tecniciafricani, realizzato con l'impegno per oltre un anno e mezzo di una dozzina fra docenti, medici e tecnici.

Oggi un'ottantina di medici volontari collegati online rivedono i risultati dei pap test effettuati nell'ospedale, consentendo un'operazione di diagnosi precoci ad ampio raggio nel campo della prevenzione dei tumori all'utero, principale causa di morte nel Paese africano.

"Prima avevamo un microscopio con macchina fotografica digitale, oggi disponiamo di uno scanner ad alta risoluzione", spiega il medico.

"E' impressionante quanti siano i medici italiani che vanno in Africa a fare volontariato Ma in genere si tratta di iniziative individuali. Mentre la telemedicina viene adottata anche per assistere zone remote di Paesi come Giappone, Svezia e Norvegia", spiega Faravelli.

"L'originalità del nostro progetto sta nella sistematicità dei controlli e nel numero elevato di specialisti che vi sono coinvolti", aggiunge.   Continua...

 
<p>Un bambina palestinese attraversa il confine meridionale di Gaza dopo che l'Egitto ha aperto le frontiere per i palestinesi bisognosi di cure mediche. 2 marzo 2008, REUTERS/Ibraheem Abu Mustafa</p>