Aids, secondo studio per gay e bisessuali alto rischio contagio

martedì 5 agosto 2008 11:33
 

CITTA' DEL MESSICO (Reuters) - La probabilità che i maschi omosessuali contraggano il virus dell'Hiv è di 19 volte maggiore rispetto al resto della popolazione, eppure -- in moltissimi paesi -- il problema non viene affrontato.

A denunciarlo è il rapporto della American Foundation for Aids Research (Amfar), secondo il quale il gruppo originariamente più a rischio di infezione -- gay e bisessuali -- lo è ancora, anche se il contagio si è comunque allargato a donne e bambini.

Amfar ha analizzato i rapporti inviati da 128 paesi all'agenzia dell'Onu che si occupa di Aids, la Unaids, e ha scoperto che il 44% dei paesi non forniscono dati che riguardano gay e bisessuali.

Secondo lo studio, diffuso in occasione della conferenza mondiale sull'Hiv in Messico, i governi e le agenzie che si occupano di sanità a livello mondiale non sono riuscite ad affrontare il problema delle crescenti infezioni tra gli omosessuali maschi.

Nonostante l'impegno comune che tutti i membri Onu hanno sottoscritto nel 2001 per monitorare il contagio da Hiv nei gruppi a rischio, il rapporto denuncia che il 71% dei paesi non conosce la percentuale di gay e bisessuali raggiunti dalle campagne di prevenzione.

"Il fallimento (di diversi organismi internazionali) di devolvere risorse per ridurre il contagio da Hiv (tra gay e bisex) è imperdonabile", ha commentato il presidente Kevin Frost.

Secondo l'Amfar sono Kenya, Giamaica, Benin, Thailandia e Ghana i paesi con la maggior percentuale di gay e bisessuali malati di Aids.

 
<p>Manifestazione anti-Aids a Siliguri, nel nord-est dell'India, nel marzo scorso. REUTERS/Rupak De Chowdhuri</p>