Hiv in Italia, nuove infezioni stabili a 4.000 all'anno

mercoledì 4 giugno 2008 12:19
 

MILANO (Reuters) - E' rimasto stabile a circa 4.000 il numero dei nuovi casi di Aids in Italia nel 2007, mentre aumenta la sopravvivenza dei malati e la regione più colpita dall'inizio dell'epidemia risulta essere la Lombardia.

A fotografare la situazione una nota di Gianni Rezza, direttore del reparto di Epidemiologia del dipartimento Malattie infettive, parassitarie e immunomediate dell'Istituto Superiore di Sanità.

"I dati in nostro possesso suggeriscono una sostanziale stabilizzazione dell'incidenza dell'Aids e delle nuove infezioni da Hiv", spiega Rezza.

Se l'incidenza di nuovi casi di Aids è stabile, aumenta il numero totale delle persone con Aids viventi, che sono oggi quasi 24.000. Tale effetto, secondo Rezza, è dovuto all'incremento della sopravvivenza dei malati a seguito dell'introduzione della terapia combinata con farmaci antiretrovirali ma, insieme alla stabilizzazione dell'incidenza dell'Aids, comporta una tendenza all'aumento del serbatoio di infezione.

Segno questo, spiega Rezza, di come "la bassa percezione del rischio della popolazione sessualmente attiva rende conto della necessità di mettere a punto adeguati interventi di prevenzione".

Sono 59.106 i casi di Aids notificati dall'inizio dell'epidemia fino al 31 dicembre 2007 in Italia, e la regione più colpita in assoluto risulta essere la Lombardia, anche se nell'ultimo anno il tasso di incidenza più elevato è stato quello del Lazio seguito da Lombardia, Toscana, Emilia Romagna e Liguria, secondo quanto spiega la nota.

Per quanto riguarda le nuove diagnosi di infezione da Hiv, per le quali non esiste ancora un sistema di sorveglianza nazionale, i dati provenienti da alcune regioni e province italiane mostrano una sostanziale stabilizzazione che permette di stimare circa 4.000 nuove infezioni l'anno, 11 ogni giorno.

Il numero di nuovi casi nel 2007 si è stabilizzato rispetto all'anno precedente, segno - secondo la nota - che si è arrestata la tendenza al declino dell'incidenza di malattia conclamata che aveva caratterizzato l'era della Haart (terapia antiretrovirale combinata).

Ciò dipende dal mancato accesso precoce alla terapia - oltre il 60% dei nuovi casi non ha effettuato terapia prima della diagnosi di Aids - ed è conseguenza di un ritardo nell'esecuzione del test - oltre una persona su due scopre di essere sieropositiva al momento della diagnosi di Aids o poco prima - secondo Rezza.   Continua...

 
<p>Un'immagine del laboratorio analisi di un ospedale. REUTERS/Daniele La Monaca</p>