Cinema,i panni sporchi italiani si lavano a Cannes con "Il Divo"

venerdì 23 maggio 2008 17:59
 

CANNES, Francia (Reuters) - Il grande vecchio della politica italiana, Giulio Andreotti, è una figura fredda, solitaria ma spesso comica al centro di un sistema corrotto, nel nuovo film di Paolo Sorrentino.

"Il Divo", presentato al Festival del Cinema di Cannes in questi giorni, lo ritrae alla fine della sua lunga carriera politica, mentre cominciano a prendere corpo le accuse secondo cui l'intricato sistema di clientele che ha costruito negli anni sia in ultima battuta collegato alla mafia.

Dopo "Gomorra" di Matteo Garrone, quello di Sorrentino è il secondo film che porta a Cannes una storia legata al crimine organizzato italiano.

Ma al posto del cupo realismo del film tratto dal libro di Roberto Saviano, per sottolineare la grottesca perversione di un sistema in cui - come spiega Andreotti - "è necessario fare del male per realizzare il bene", Sorrentino usa humour e simbolismo.

"L'Italia è diversa da ogni altro paese per via del lato oscuro del potere", ha detto Sorrentino durante la conferenza stampa dopo la proiezione de "Il Divo".

"Il potere non è trasparente come negli altri paesi, e questa è una peculiarità tutta italiana", ha aggiunto il regista.

Presidente del Consiglio, ministro degli Esteri, ministro dell'Interno, senatore a vita o "eminenza grigia", mentre i governi si sono susseguiti rapidamente negli ann,i Andreotti dal 1947 in poi è una figura onnipresente nella politica italiana, passato anche attraverso un processo per associazione mafiosa dal quale è uscito in parte assolto e in parte prescritto dalle accuse.

Andreotti ha reagito in modo freddo al film.

"Ne avrei fatto volentieri a meno", ha detto il senatore a vita, dopo averlo visto in anteprima. "Il film mette in evidenza un certo numero di difetti che ho, ma anche alcuni che non ho".   Continua...

 
<p>Da sinistra, Massimo Popolizio, Toni Servillo, Piera Degli Esposti, Paolo Sorrentino e Anna Bonaiuto al Festival del Cinema di Cannes. REUTERS/Jean-Paul Pelissier (FRANCE)</p>