June 30, 2008 / 1:29 PM / 9 years ago

Da fungo e nanotecnologie arriva promettente farmaco per tumore

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<p>Il dottor Judah Folkman in una foto d'archivio.Harvard University/Handout</p>

WASHINGTON (Reuters) - Un farmaco sviluppato grazie all'impiego delle nanotecnologie e ad un fungo che per caso ha contaminato un esperimento potrebbe costituire una nuova terapia contro diverse forme di tumore.

Lo scrivono alcuni ricercatori americani sulla rivista Nature Biotechnology.

Il farmaco, che si chiama lodamina, è stato sviluppato nel corso di uno degli ultimi esperimenti condotti dal dottor Judah Folkman, un ricercatore statunitense scomparso lo scorso gennaio e considerato il padre delle terapie basate sull'angiogenesi, tecnica che mira a sconfiggere i tumori frenando la crescita dei vasi sanguigni che li nutrono.

La lodamina è un inibitore dell'angiogenesi, e Folkman e i suoi colleghi ci hanno lavorato per 20 anni. I ricercatori hanno spiegato che il farmaco è in forma di pillola e che non ha effetti collaterali.

La produzione è stata affidata a SynDevRx, un'azienda privata di biotecnologie di Cambridge, nel Massachusetts.

Dagli esiti dei test condotti su topi da laboratorio, si è scoperto che il farmaco funziona contro diverse forme di tumore, compreso il cancro al seno, all'ovaio, alla prostata, al cervello, il neuroblastoma e i tumori all'utero.

Secondo quanto hanno spiegato Ofra Benny e i suoi colleghi, del Children's Hospital di Boston e dell'Harvard Medical School, aiuta a bloccare i tumori primari e previene la loro diffusione.

"Dato che il metodo di somministrazione è orale, la pillola raggiunge prima il fegato, mostrandosi particolarmente efficace nei topi nel prevenire lo sviluppo di metastasi epatiche", hanno scritto. "La metastasi epatica è molto comune in molti tipi di tumore, e spesso è associata a una prognosi e a un'aspettativa di vita peggiori".

Il farmaco era conosciuto in campo sperimentale come TNP-470, e originariamente è stato isolato da un fungo chiamato Aspergillus fumigatus fresenius.

Donald Ingber aveva scoperto il fungo in maniera causale mentre cercava di far crescere le cellule endoteliali che rivestono i vasi sanguigni: la muffa aveva intaccato le cellule in modo da impedire la crescita dei capillari.

Ingber e Folkman avevano sviluppato il TNP-470 in Giappone con l'aiuto della Takeda Chemical Industries nel 1990.

Ma il farmaco agiva sul cervello provocando depressione, vertigini e altri effetti collaterali, e siccome non rimaneva nel corpo a lungo necessitava di una somministrazione continua.

I ricercatori lo lasciarono perdere, e i tentativi di migliorarlo non ebbero successo, finché Benny e colleghi utilizzarono le nanotecnologie, grazie alle quali attaccarono due polimeri a forma di pon-pon al TNP-470, proteggendolo dagli acidi dello stomaco.

Nei topi, il farmaco così modificato - la lodamina - va dritto alle cellule tumorali e aiuta a distruggere melanomi e tumori al polmone, senza apparenti effetti collaterali, secondo quanto ha spiegato Benny.

"Non mi sarei mai aspettato un effetto così forte su queste forme di tumore così aggressive", ha detto.

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