Marea nera, Obama nel Golfo, Bp continua operazione "top kill"

venerdì 28 maggio 2010 08:24
 

VENICE, La. (Reuters) - Il presidente Usa Barack Obama si recherà oggi sulla costa del Golfo dove è in corso la più grande perdita di petrolio della storia americana, mentre il gigante dell'energia Bp sta cercando, per ora senza risultato, di bloccare la falla in fondo al mare.

Per alcune ore, Obama visiterà la costa della Louisiana dove la marea nera sta colpendo pesantemente l'ecosistema e l'economia legata alla pesca, facendo infuriare i residenti ancora alle prese con i retaggi dell'uragano Katrina del 2005.

Sarà la seconda visita di Obama nel Golfo nelle cinque settimane da quando l'esplosione del pozzo ha ucciso 11 lavoratori e innescato la fuoriuscita di greggio.

La visita del presidente arriva il giorno dopo della sua promessa di "sistemare la situazione" mentre aumentano le critiche su quella che gli americani considerano una risposta lenta alla questione da parte del governo a una delle più grandi catastrofi ambientali mai avvenute.

Molti si domandano se questa storia non si trasformerà per Obama in quello che l'uragano Katrina, un disastro di proporzioni epiche, è stato per il suo predecessore George W. Bush.

Il problema per Obama è che il governo federale non ha gli strumenti né le tecnologie per risolvere la questione e dipende da Bp trovare la maniera di fermare la fuoriuscita. L'amministrazione Usa ritiene la compagnia britannica pienamente responsabile.

L'ultima opzione messa in campo da BP -- una procedura denominata "top kill" -- è in corso da mercoledì e consiste nell'immettere fluidi pesanti, una sorta di fanghi, nella falla per bloccare la perdita di petrolio, per poi cementare il tutto.

La società petrolifera ha fatto sapere oggi che la procedura -- mai provata prima a queste profondità -- continuerà per almeno altre 24-48 ore e il suo esito è incerto.

Al momento 26.000 ricorsi sono stati avanzati nei confronti di BP e 11.650 pagamenti sono stati effettuati per un costo di 930 milioni di dollari, ha aggiunto.

 
<p>Una striscia di petrolio nel golfo del Messico REUTERS/Sean Gardner</p>