Gb, da lunedì in tv primo spot su servizio consulenza su aborto

giovedì 20 maggio 2010 17:39
 

LONDRA (Reuters) - Una pubblicità che promuove un servizio di consulenza sull'interruzione volontaria di gravidanza sarà trasmessa dalla tv britannica per la prima volta la prossima settimana, tra l'opposizione degli anti-abortisti e dei gruppi religiosi.

Marie Stopes International, organizzazione no profit che fornisce servizi per la salute sessuale, spiega che la campagna -- il cui slogan è "Sei in ritardo?" -- punta a sdoganare il tabù dell'aborto, offrendo consulenza sulle gravidanze indesiderate senza giudicare le donne.

Nel 2008 in Gran Bretagna sono stati eseguiti circa 216.000 aborti, ma -- secondo un sondaggio diffuso dall'organizzazione -- solo il 42% degli adulti sa dove andare per un parere specialistico a riguardo.

"Speriamo che la nuova campagna ‘Sei in ritardo?' incoraggi le persone a parlare dell'aborto più apertamente e onestamente, e permetta alle donne di fare scelte sicure e informate in tema di salute sessuale", spiega l'AD di Marie Stopes, Dana Hovig.

Lo spot sarà trasmesso su Channel 4 da lunedì alla fine di giugno. La parola "aborto" non viene mai menzionata apertamente, ma viene consigliato alle donne rimaste incinta senza volerlo di rivolgersi alla linea telefonica di aiuto di Marie Stopes, che offre consulenza e supporto post-concepimento.

La Società per la protezione dei bambini non nati sostiene che lo spot banalizzerà l'aborto.

"Permettere che l'aborto venga pubblicizzato in tv porterà all'aumento delle uccisioni dei bambini non nati e delle ragazze e delle donne che soffriranno delle conseguenze dell'aborto", denuncia in una nota il responsabile comunicazione, aggiungendo che verranno intraprese azioni legali.

La Chiesa cattolica d'Inghilterra e del Galles hanno replicato che servizi che offrono o si riferiscono all'aborto, sia di organizzazioni commerciali che no profit, non dovrebbero potersi fare pubblicità in tv. "L'aborto non è un servizio per consumatori", ha detto la Conferenza episcopale.

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<p>Una donna incinta. REUTERS/Katarina Stoltz (POLAND)</p>