11 maggio 2010 / 11:03 / tra 7 anni

Nucleare, scienziati e parlamentari scrivono al Pd per il sì

<p>Pier Luigi Bersani, leader del Pd, in foto d'archivio. REUTERS/Max Rossi</p>

ROMA (Reuters) - Un gruppo di una settantina tra universitari, parlamentari, imprenditori e giornalisti hanno scritto una lettera al segretario del Partito Democratico - pubblicata oggi su un quotidiano - chiedendogli di non escludere l‘opzione del ritorno all‘energia nucleare, anche per ridurre le emissioni italiane di CO2.

Ma l‘appello pro-nucleare ha già fatto insorgere la componente ambientalista del Pd, mentre intanto da alcuni giorni è partita la raccolta delle firme per un referendum abrogativo della legge che prevede la costruzione di nuove centrali nucleari.

“L‘energia nucleare, quasi ovunque, nel mondo industrializzato è vista come un‘insostituibile opportunità che contribuisce alla riduzione del peso delle fonti fossili sulla generazione di energia elettrica, compatibile con un modello di sviluppo eco- sostenibile”, dice la lettera, firmata tra gli altri dall‘oncologo Umberto Veronesi, dall‘astronoma Margherita Hack, dal fisico Carlo Bernardini, dall‘ex presidente dell‘Enel (e in passato di Legambiente) Chiccho Testa e dall‘ex ministro del Lavoro Tiziano Treu.

Sebbene la legge che reintroduce la possibilità di utilizzo del nucleare contenga forzature e punti sbagliati e ci siano limiti nell‘azione di governo per la realizzazione dell‘annunciato programma nucleare, riteniamo che non sia in alcun modo giustificata l‘avversione al reingresso dell‘Italia nelle tecnologie nucleari”, dice ancora l‘appello, che chiede a Bersani “di garantire che le sedi nazionali e locali del Pd, gli organi di stampa, le sedi di riflessione esterna consentano un confronto aperto e pragmatico”.

“Riterremmo innaturale e incomprensibile ogni chiusura preventiva su un tema che riguarda scelte strategiche di politica energetica, innovazione tecnologica e sviluppo industriale così critiche e con impatto di così lungo termine per il nostro Paese”.

“Sul nucleare la posizione del Partito democratico, contraria all‘attuale nucleare, è assolutamente chiara ed è la stessa di grandi forze progressiste europee, dai socialdemocratici tedeschi ai liberali inglesi alle forze emergenti dell‘ecologismo riformista”, hanno commentato oggi in una dichiarazione Francesco Ferrante, senatore e responsabile Energia e Clima del Pd, e Roberto Della Seta, anch‘egli senatore ed ex presidente di Legambiente.

“Se qualcuno, sulla base di visioni ed analisi francamente un po’ datate, vuole cambiarla, lo proponga nelle sedi democratiche del partito e si voti”.

Per i firmatari dell‘appello pro-atomo “importiamo più dell‘80% dell‘energia primaria di cui abbiamo bisogno, principalmente, da paesi geopoliticamente problematici. Produciamo l‘energia elettrica per il 70% con combustibili fossili. Circa il 15 la importiamo dall‘estero e prevalentemente di origine nucleare... Con le rinnovabili, se escludiamo l‘idroelettrico... produciamo circa il 6%. L‘energia solare per la quale sono stati investiti fino a ora circa 4 miliardi, ben ripagati dai generosi incentivi concessi fino a oggi dal sistema elettrico italiano, contribuisce al nostro fabbisogno elettrico per lo 0,2%”.

Secondo gli “ecodem” Ferrante e Della Seta, invece, “per l‘Italia, poi, tornare al nucleare vorrebbe dire spendere tra i 20 e i 30 miliardi di euro per avere forse tra 15 anni quattro centrali, che contribuirebbero per meno del 5% ai consumi energetici”.

Intanto, a fine aprile l‘Italia dei Valori ha avviato la raccolta delle firme per tenere un referendum sul nucleare, chiedendo in particolare l‘abrogazione della legge 99 del 2009, quella varata la scorsa estate dal governo per rilanciare in Italia l‘energia atomica, 23 anni dopo un referendum che aveva fermato i reattori.

Parte delle associazioni ambientaliste temono però che, anche se nei sondaggi d‘opinione la maggioranza degli italiani continua a dirsi contraria la nucleare, i referendum possano fallire per mancanza di quorum, come è avvenuto negli ultimi 15 anni.

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