Da studio Usa prove più forti su impatto inquinamento sul cuore

martedì 11 maggio 2010 11:57
 

WASHINGTON (Reuters) - Uno studio diffuso dall'American Heart Association dice che le prove che l'inquinamento provocato da industrie, traffico e produzione elettrica causano infarti e ictus sono più forti che mai.

E le polveri sottili prodotto dalla combustione di carburanti fossili come benzina, carbone e petrolio sono in tutta evidenza le prime responsabili.

"Il particolato appare aumentare direttamente il rischio provocando eventi in individui sensibili in ore o giorni di aumentato livello d'esposizione, anche tra coloro che altrimenti sarebbero stati in salute per anni", ha detto ieri il dottor Robert Brook dell'Università del Michigan, che ha guidato il gruppo autore del rapporto.

La revisione condotta su sei anni di ricerche mediche indica anche una forte prova sul ruolo dell'inquinamento nell'intasamento delle arterie, e una "piccola ma consistente" associazione tra esposizione a breve termine all'inquinamento atmosferico e morte prematura.

"Il primo messaggio per questi gruppi a rischio elevato è che devono agire per controllare i loro fattori tradizionali di rischio modificabili: pressione sanguigna, colesterolo, diabete, fumo", ha detto Brook.

L'American Heart Association dice che il particolato agisce in molti modi, anche provocando infiammazioni: "E' possibile che certe particelle molto piccole, o elementi chimici che viaggiano insieme a esse, possano raggiungere la circolazione e causare un danno diretto", ha detto Brook.

"Queste risposte possono comprendere coagulazione del sangue e trombosi, funzionamento vascolare e circolazione sanguigna danneggiati, pressione alta, e possono anche danneggiare l'attività elettrica cardiaca che a sua volta può provocare infarti, ictus e anche la morte".

L'associazione raccomanda che gli anziani o chiunque soffra di disturbi cardiaci, pressione alta, colesterolo alto o diabete presti attenzione all'inquinamento atmosferico e agli avvisi sulla qualità dell'aria.

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<p>Fumo e vapore immessi nell'aria da una fabbrica, foto d'archivio. REUTERS/Denis Sinyakov</p>