Industrie europee temono taglio 30% emissioni carbonio

venerdì 7 maggio 2010 17:01
 

BRUXELLES (Reuters) - La crisi economica può aver reso meno oneroso per l'industria europea tagliare le emissioni responsabili dei cambiamenti climatici, ma secondo i gruppi industriali ha anche lasciato le società troppo deboli per questa sfida.

Gli ambientalisti accusano il settore di mentire sui costi, affermando che molti comparti hanno ottenuto guadagni inaspettati dagli sforzi europei per frenare le emissioni di Co2 attraverso il mercato del carbonio, lo Schema di Scambio delle Emissioni Ue (Ets).

Il commissario europeo al clima, Connie Hedegaard, dovrebbe annunciare nelle prossime settimane che aumentare gli obiettivi di riduzione dei gas serra europei al 30% rispetto ai livelli del 1990 potrebbe costare fino a un terzo in meno rispetto a prima della crisi.

L'attuale piano europeo prevede tagli sulle emissioni del 20% rispetto al 2020.

"Si stima che il costo addizionale per ridurre le emissioni in Europa del 30 piuttosto che del 20% si aggiri intorno ai 33 miliardi di euro entro il 2020, o allo 0,2% del Pil", è scritto in un documento di valutazione di Hedegaard visionato dalla Reuters.

Una ragione per cui il costo sarebbe minore è il calo del prezzo dei permessi Ets.

I gruppi di rappresentanza industriali dell'acciaio, della chimica, della raffineria, del vetro, della carta, del cemento e delle ceramiche sostengono però che il peso dei limiti alle emissioni aumenterebbe il loro svantaggio rispetto ai concorrenti di regioni meno regolamentate.

"I prezzi attualmente bassi del mercato del carbonio rispecchiano il collasso nella domanda tra i consumatori, il rallentamento dell'attività economica delle industrie manifatturiere e la conseguente riduzione nelle emissioni", hanno dichiarato in un comunicato congiunto.

"Però, l'esposizione delle industrie dell'Unione alle economie concorrenti senza ristrettezze al carbone non è diminuita affatto, e non deve essere in nessun modo incrementata da decisioni unilaterali".   Continua...

 
<p>Parte della fabbrica principale di Volkswagen a Wolfsburg REUTERS/Morris Mac Matzen</p>