5 maggio 2010 / 12:36 / 7 anni fa

Fondazioni liriche,Barenboim contro decreto.Prove aperte a Scala

<p>Daniel Barenboim in foto d'archivio.Johannes Eisele</p>

di Ilaria Polleschi

MILANO (Reuters) - Il decreto legge sulle fondazioni liriche e sinfoniche varato la scorsa settimana dal governo "è un segnale molto negativo" a livello internazionale per l'Italia, dove occorre tornare a investire anche sull'educazione per far capire che la musica non è un lusso ma una necessità.

Parola del direttore d'orchestra Daniel Barenboim, maestro scaligero da quasi cinque anni, che oggi ha voluto parlare con la stampa per dare la sua opinione sul nuovo decreto, che ha già sollevato un vespaio di polemiche e provocato scioperi in molti teatri, Scala compresa, dove ieri sera non è andata in scena la replica prevista del "Simon Boccanegra" con Placido Domingo.

E proprio il teatro alla Scala, tempio dei melomani, terrà domani due "prove aperte" alla cittadinanza dell'"Oro del Reno" di Wagner -- che debutterà il 13 maggio -- per sensibilizzare l'opinione pubblica sul tema, come annuncia la direzione in una nota.

"Mi sembra una proposta artisticamente molto positiva", ha detto oggi il maestro commentando l'idea. "La gente è curiosa di vedere come si crea uno spettacolo ed è positivo anche per i musicisti e i cantanti, perché c'è un altro tipo di concentrazione".

L'ingresso alle prove, spiega la direzione, sarà libero fino ad esaurimento dei posti disponibili, e per assistervi sarà necessario ritirare un biglietto numerato alla biglietteria di Via Filodrammatici dalle 12 alle 13.30 per la prova del pomeriggio (ore 14-17) e dalle 17 alle 18.30 per la prova della sera (ore 19-22).

DANNOSO PER LA VITA MUSICALE DELL'ITALIA

Barenboim, tra i direttori d'orchestra più famosi al mondo e artisticamente più longevi -- ad agosto festeggia il 60esimo anniversario dal suo primo concerto --, si è anche chiesto "perché bisogna punire un teatro che dal punto di vista della qualità e della quantità" è in costante crescita.

"Che ci siano problemi per i teatri è evidente, ma è molto importante anche la specificità di ogni teatro", ha aggiunto il direttore, parlando proprio in qualità di maestro scaligero, "che mi dà una certa responsabilità morale sullo sviluppo artistico del teatro".

Secondo Barenboim, all'interno del decreto sono contenute norme che "non permetteranno uno sviluppo positivo" dei teatri musicali italiani, perché "un musicista non può suonare bene con un contratto di un anno o cinque anni, come non ci possono essere trattamenti diversi per le prime parti, perché la responsabilità è uguale per tutti".

Si tratta di un "segnale molto negativo per l'Italia, internazionalmente parlando" e sarà "un danno per la vita musicale di questo paese", ha aggiunto ancora il maestro.

Venerdì scorso, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano -- dopo averlo rinviato una prima volta al ministro per i Beni e le attività culturali, Sandro Bondi, con richieste di chiarimento e modifiche -- ha firmato il decreto legge sulle "disposizioni urgenti in materia di spettacolo e attività culturali".

Il provvedimento contiene tra l'altro norme sul turn over dei dipendenti e l'età pensionabile di ballerini e, come ha dichiarato Bondi ai media, è considerato dal governo un primo passo per "riordinare l'intero settore prevedendo la razionalizzazione dell'organizzazione e del funzionamento delle fondazioni liriche, l'incentivazione dell'apporto di capitali privati e la possibilità di riconoscere diversi gradi di autonomia delle fondazioni".

Il sovrintendente della Scala Stephan Lissner nei giorni scorsi ha spiegato di ritenere che il decreto non riguardi il suo teatro, in pareggio economico da diversi anni, per il quale chiede un regolamento ad hoc che ne riconosca la sua diversità e ne garantisca maggior autonomia.

I sindacati sostengono che il decreto -- che Napolitano ha firmato chiedendo a Bondi di tenere conto nella sua conversione delle preoccupazioni che ha sollevato e delle proposte di sindacati e gruppi parlamentari -- sia incostituzionale e illegittimo. Tra le norme più contestate: la decurtazione del trattamento economico integrativo in caso di mancata firma del contratto entro un anno e il divieto di assunzioni a tempo indeterminato fino al 31 dicembre 2012.

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