Per Polanski una menzogna dietro la richiesta di estradizione

lunedì 3 maggio 2010 12:10
 

ZURIGO (Reuters) - Il regista Roman Polanski ha per la prima volta espresso pubblicamente la sua contrarietà alla richiesta di estradizione degli Usa nei suoi confronti, affermando che l'intero caso poggia su una menzogna.

Polanski, 76 anni, è attualmente agli arresti domiciliari in Svizzera, in attesa dell'estradizione che lo porterebbe di fronte ad un tribunale a Los Angeles, dove è accusato per una violenza sessuale risalente a più di 30 anni fa.

Ad aprile il giudice americano ha rifiutato di processare il regista di "Rosemary's babe" e de "Il pianista" in contumacia, il che ha fatto pensare ad un'accelerazione del processo di estradizione dalla Svizzera, dove Polanski è stato arrestato lo scorso settembre.

"Non posso più restare in silenzio, perché gli Stati Uniti continuano a chiedere la mia estradizione più per mettermi alla mercé dei media del mondo che per pronunciare una sentenza, sulla quale era stato trovato un accordo già 33 anni fa", ha detto ieri Polanski in un comunicato.

"Non posso più restare in silenzio, perché per oltre 30 anni i miei avvocati non hanno mai smesso di ribadire che sono stato tradito dal giudice, che il giudice ha spergiurato, e che io ho già scontato la mia condanna", ha aggiunto il regista.

Nel 1977, Polanski aveva confessato di aver violentato una tredicenne a Los Angeles. L'anno successivo, però, il regista fuggì dal paese temendo una condanna del giudice più grave di quella concordata con l'accusa.

Negli ultimi anni sono emerse testimonianze che fanno sostenere agli avvocati che il giudice americano, nel frattempo deceduto, possa aver agito allora in maniera impropria, invalidando così la sentenza di condanna.

L'accusa però sostiene che, anche in questo caso, Polanski dovrebbe comunque essere riportato nel tribunale Usa in attesa di una decisione.

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<p>Roman Polanski, regista polacco, in foto d'archivio. REUTERS/Hannibal Hanschke/Files</p>