Clima, nazioni in via sviluppo vogliono patto entro 2011

lunedì 26 aprile 2010 12:05
 

CITTA' DEL CAPO (Reuters) - Un gruppo di paesi in via di sviluppo, tra i quali anche gli emettitori di carbonio a maggior crescita mondiale, hanno detto che occorre raggiungere al più tardi entro il 2011 un patto globale vincolante per limitare il cambiamento climatico.

I ministri dell'Ambiente del gruppo Basic -- Brasile, Sud Africa, India e Cina -- si sono incontrati ieri a Città del Capo per valutare come accelerare il processo per giungere a un accordo sulla riduzione del riscaldamento globale.

"I ministri ritengono che un risultato legalmente vincolante debba essere trovato a Cancun, in Messico, nel 2010, o al più tardi in Sud Africa entro il 2011", è scritto in un comunicato congiunto, relativamente ai negoziati sui clima in sede Onu.

Jairam Ramesh, il ministro indiano dell'Ambiente e delle Foreste, ha detto ai giornalisti: "Al momento sembra che dovremo tornare a Città del Capo nel 2011. Non c'è una svolta in vista... dobbiamo percorrere una lunga strada".

Il Protocollo di Kyoto, che gli Stati Uniti non hanno ratificato, impegna oltre 40 nazioni sviluppate a ridurre le emissioni a effetto serra tra il 2008 e il 2012.

Sono oltre 100 i paesi che hanno sostenuto l'accordo, non vincolante, raggiunto a dicembre a Copenaghen per limitare l'aumento delle temperature globali entro i 2 gradi centigradi rispetto all'epoca pre-industriale, anche se in esso non vengono specificate le modalità per arrivare al risultato. L'accordo comprende anche lo stanziamento di 100 miliardi di dollari dal 2020 per aiutare i paesi in via di sviluppo a contrastare gli effetti del cambiamento climatico.

Gli Usa sostengono l'accordo di Copenaghen, ma molte economie emergenti non vogliono che esso prenda il posto della Convenzione sul Clima del 1992, in cui è indicato molto più chiaramente che sono le nazioni ricche a doversi impegnare maggiormente nella riduzione delle emissioni e nella lotta al cambiamento climatico.

Ieri i ministri del Basic hanno proposto l'uso di un "fondo rapido" da 10 miliardi di dollari quest'anno per testare le modalità di adattamento e mitigazione del cambiamento climatico.

Secondo i ministri il mondo non può aspettare per un tempo indefinito che gli Usa, oggi il secondo emettitore di carbonio dopo la Cina, approvino una legge nazionale necessaria a concludere i negoziati globali.   Continua...