Gli smartphone irrompono nelle riunioni. Ma è maleducazione?

lunedì 19 aprile 2010 11:40
 

di Richard Baum

NEW YORK (Reuters) - Mai capitato di controllare il BlackBerry durante una riunione di lavoro? O magari di utilizzarlo di straforo sotto al tavolo, mentre i colleghi sono distratti da una presentazione?

C'è chi lascia il suo smartphone sul tavolo, premendo i tasti indifferente all'occorrenza, e chi può permettersi di rispondere sfacciatamente ai messaggi. Non molto lontano da come ha commentato il comico Jerry Seinfield: "Ti pare che potrei prendere un giornale e leggertelo in faccia mentre mi parli?"

A meno che non si lavori in una società che proibisce l'uso del BlackBerry, di sicuro è capitato di trovarsi di fronte ad una situazione del genere, o se ne è stati protagonisti. Ma in questo modo, non si rischia di passare per maleducati? Oppure la fretta e le mail sempre incombenti dei nostri giorni giustificano questo modo di fare?

Alcuni giornalisti che si sono posti questa domanda sono giunti alla conclusione che la buona società semplicemente aborrisce un comportamento del genere. Ma non è detto che non si tratti di una forma di resistenza al trasformarsi delle comunicazioni e alla nuova tecnologia: forse un adolescente non riterrebbe così impossibile concentrarsi contemporaneamente su una riunione e su una richiesta via mail.

Da una breve ricerca on line, ecco confermato questo dubbio: secondo uno studio del 2008 della LexisNexis, mentre il 68% degli over 45 ritiene l'uso degli smartphone motivo di distrazione, solo il 49% degli under 30 è della stessa idea. Ovvero, uno su due crede che non ci sia niente di male.

John Freeman, membro dell'istituto demografico e autore di "La tirannia dell'email", commenta così il problema del BlackBerry in riunione: "Che siano in molti a scrivere sotto banco, o pochi alla luce del sole, il messaggio da un gruppo significativo di presenti a una riunione è lo stesso: ho altro da fare. Il che toglie il senso basilare di una riunione di lavoro: creare un senso di gruppo intorno ad un obbiettivo. Ed è dura per chi comanda".

Ma non si potrebbe lavorare in "multitasking", prestando attenzione a più cose contemporaneamente? La risposta arriva da Clifford Nass, un professore di comunicazione all'Università di Stanford, in California, che ha studiato in una ricerca il tipo di concentrazione degli studenti abituati a fare più cose insieme: "Più fai cose insieme, e peggio le fai". Secondo il suo studio, c'è un costo di memoria e di attenzione quando passi da un compito ad un altro, che aumenta all'aumentare di quest'abitudine.

Secondo Robert Gordon, che si occupa di disturbi alla concentrazione dovuti all'iperattività, la soluzione può essere soltanto una: spegnere i BlackBerry. O al limite, per essere meno drastici, rendere più mirata e coinvolgente la riunione.

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<p>Un BlackBerry in foto d'archivio. REUTERS/Stelios Varias</p>