12 aprile 2010 / 15:39 / 8 anni fa

Thailandia,ultime riprese del cameraman Reuters morto in scontri

di Nick Macfie

<p>10 aprile 2010, fotogramma del video girato da Hiro Muramoto. REUTERS/Reuters TV</p>

BANGKOK (Reuters) - Sette minuti ripresi dal cameraman della Reuters Hiro Muramoto mostrano come una manifestazione concitata abbia prodotto delle vittime in una mite notte di Bangkok.

E’ parte dell‘ultimo video che Muramoto, 43enne giapponese padre di due bambini, ha girato sabato prima di morire in seguito a un colpo d‘arma da fuoco al petto. Non si sa chi abbia sparato.

Le riprese colgono la paura, la tensione e poi, all‘improvviso, un agghiacciante spargimento di sangue, primo momento di violenza dopo un mese di proteste in gran parte pacifiche.

Muramoto, giapponese che aveva lavorato per oltre 15 anni con Reuters a Tokyo, era arrivato in Thailandia giovedì.

E’ stato portato in ospedale due giorni dopo, senza vita. Il proiettile era entrato dal petto ed uscito dalla schiena. La sua telecamera è stata riportata a Reuters dai manifestanti. Non è chiaro se il filmato sia stato il suo ultimo lavoro.

Le “camicie rosse” chiedono la destituzione immediata del primo ministro Abhisit Vejjajiva ed elezioni anticipate. Le forze di sicurezza sostengono di aver impiegato lacrimogeni e proiettili di gomma per disperdere i manifestanti, che hanno reagito con molotov e altre armi.

EPLOSIONE VICINO AL CAMERAMAN

Il filmato di Muramoto inizia dietro le fila delle forze di sicurezza, con i soldati incorniciati dal Monumento alla Democrazia.

Le riprese testimoniano le più gravi violenze che, dal 1992, abbiano avuto luogo nelle strade di Bangkok.

Nei pressi del ponte di Phan Fah, i soldati in tenuta antisommossa tengono i loro fucili verso l‘alto. C’è un continuo rumore di spari. Un soldato osserva Muramoto due volte in modo nervoso ma non minaccioso.

Poco dopo, un‘esplosione a pochi metri da Muramoto atterra almeno quattro soldati. Due si rialzano e, zoppicando, si allontanano.

Un altro cameraman corre freneticamente verso Muramoto, superandolo. I soldati con gli scudi anti-sommossa lo spingono perché anche loro si ritirano. Muramoto cerca di continuare le riprese, camminando lentamente a ritroso.

La telecamera riprende un soldato disteso a terra, con gli occhi al cielo e una ferita al collo, ma ancora vivo. I colleghi slacciano la sua giacca antiproiettile.

Poi alcuni soldati trascinano per le braccia un soldato evidentemente sofferente, il suo fucile sbatte insieme a lui sulla strada. Un altro corpo immobile viene trascinato via.

La telecamera riprende il sangue sull‘asfalto che brilla sotto le luci delle strade, incorniciate dagli striscioni che celebrano il Songkran, una delle feste più importanti nel calendario thailandese.

I soldati si ritirano, improvvisamente l‘inquadratura cambia per riprendere le “camicie rosse”. La maggioranza di loro brandisce delle mazze e alcuni tengono degli scudi che sembrano essere stati sottratti ai soldati. Molti muovono le mani, richiamando l‘attenzione di qualcuno dietro la telecamera.

Ci sono persone che si avvicinano velocemente ai soldati, altri lanciano oggetti. Uno colpisce debolmente una bandierina che, dall‘alto, cade innocuamente a terra.

Nessuno nelle vicinanze sembra prestare attenzione alla telecamera, che continua a girare.

Ma proprio in questo momento, ad un incrocio, riprese di altri operatori mostrano un uomo che corre in abiti scuri. Non è un soldato nella classica divisa verde o un manifestante in camicia rossa.

Il governo ha parlato di una “terza forza” implicata nelle proteste e ha promesso di indagare sulle circostanze che hanno portato alla morte di Muramoto.

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