Scienziati cinesi mostrano come l'arsenico cura leucemia

venerdì 9 aprile 2010 13:08
 

Di Tan Ee Lyn

SINGAPORE (Reuters) - Un gruppo di scienziati in Cina ha dimostrato che l'arsenico -tra le armi preferite per gli omicidi nel Medio Evo - può sconfiggere il cancro mortale al sangue, prendendo di mira e uccidendo proteine specifiche che tengono in vita il tumore.

"Il nostro studio ha mostrato come l'arsenico direttamente prende di mira queste proteine e le uccide", ha detto alla Reuters Zhang Xiaowei, a capo del gruppo del Laboratorio statale di genomica medica di Shanghai, che ha curato la ricerca pubblicata sul giornale "Science".

Diversamente dalla chemioterapia, gli effetti collaterali dell'arsenico sono molto ridotti. Non c'è perdita di capelli né soppressione di midollo osseo. Siamo interessati a capire come l'arsenico possa essere usato per altri tipi di tumore", ha aggiunto Zhang.

L'arsenico, noto per la sua tossicità, ha un passato di ottimo veleno, simulando gli effetti del colera e spesso non lasciando tracce. In Cina, però, il veleno é usato già da 2 mila anni dalla medicina tradizionale.

Nel 1992, un gruppo di dottori cinesi descrisse l'utilizzo dell'arsenico per trattare la leucemia promielocitica acuta (APL), un tipo di tumore al sangue e al midollo osseo che causa un calo di produzione di globuli rossi e piastrine, portando all'anemia e alla trombocitopenia.

Fino al 1970, questo tipo di tumore aveva una mortalità del 100 %. In Cina, come spiega ancora Zhang, l'utilizzo dell'arsenico ha permesso di curare il 90% dei pazienti, che riescono a sopravvivere liberi dalla malattia almeno cinque anni.

"Sebbene molti paesi utilizzino l'arsenico, molti altri si oppongono all'idea", dice Zhang, non essendo mai stato chiaro il modo in cui il veleno interagisse con i tessuti tumorali. Grazie all'ausilio delle "tecnologie occidentali", Zhang con il suo team è riuscito a monitorarlo e mostrarlo.

"Se così fosse, un'antica medicina, ripresa in tempi moderni grazie ad attenti studi clinici e biologici, avrà un impatto sempre maggiore sulla salute umana", ha commentato sulla rivista Scott Kogan, del Centro tumorale dell'Università della California.

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