Cambogia, una legge contro le aggressioni con l'acido

mercoledì 24 marzo 2010 13:13
 

Di Prak Chan Thul

PHNOM PENH (Reuters) - Keo Sreyvy teme per la sua vita dopo essere stata cosparsa di acido bollente in una brutale aggressione. Il suo corpo é ricoperto di bruciature. Lei è cieca di un occhio.

Come dozzine di altre vittime di aggressioni con l'acido in Cambogia, Keo Sreyvy conosce il suo carnefice molto bene -- suo cognato -- ma ancora la polizia non ha fatto niente per renderlo alla giustizia.

Dopo anni di indifferenza riguardo l'incremento di questo tipo di attacchi in tutta la Cambogia le autorità stanno però mettendo a punto una legislazione per arginare la vendita di acidi e punire chi si macchia di queste violenze, nel quadro di una serie di iniziative per rilanciare l'immagine del paese e favorire lo sviluppo della sua poverissima economia.

Spesso liquidati come scatti violenti di gelosia, gli attacchi sono ora al centro del dibattito nazionale su come comportarsi di fronte ad una sostanza facilmente reperibile usata per ripulire gioielli, sturare scarichi, riparare automobile e, sempre più, aggredire persone.

Dopo sette attacchi nel 2008, il numero è schizzato a 28 nel 2009. E già quest'anno risultano dieci attacchi, secondo l'organizzazione no profit cambogiana Acid Survivors.

Dopo aver studiato la normativa di Pakistan, India e Bangladesh, dove é frequente questo tipo di aggressioni, una nuova legge dovrebbe presto essere pronta, secondo Ouk Kimlek, un alto ufficiale della polizia e del ministero dell'Interno cambogiani.

Le autorità hanno anticipato che la legge dovrebbe punire gli aggressori finanche con l'ergastolo e prevedere una licenza per i venditori di acido. Chi vende e chi compra la sostanza dovrebbe dunque essere obbligato ad identificarsi per dimostrare di avere più di 20 anni.

"Se fosse arrestato, ne chiederei l'esecuzione", ha detto Keo Sreyvy, aggredita un anno fa dal cognato che le rimproverava la rottura del matrimonio.   Continua...

 
<p>25 febbraio 2010, Keo Srey Vy in un ospedale di Kandal, Cambogia. REUTERS/Chor Sokunthea</p>