Cassazione, è diffamazione criticare donna "perché donna"

venerdì 12 marzo 2010 15:20
 

ROMA (Reuters) - La Cassazione ha giudicato diffamatorie le critiche maschiliste rivolte da un sindacalista, e riportate da un giornale, alla direttrice di un carcere, affermando in una sentenza pubblicata oggi che le donne non possono essere criticate solo perché appartengono al genere femminile e senza alcun riferimento a fatti specifici.

Lo hanno riferito fonti giudiziarie.

La quinta sezione penale della Suprema Corte ha confermato la condanna di un cronista e di un sindacalista per diffamazione a mezzo stampa nei confronti della direttrice del penitenziario di Arienzo.

Sul banco degli imputati era finito un articolo pubblicato il 14 giugno del 2002 sul "Corriere di Caserta", dal titolo "Carcere, per dirigerlo serve un uomo". Sul quotidiano erano riportati anche dei virgolettati di un'intervista al sindacalista, nella quale si dichiarava che "sarebbe meglio una gestione al maschile".

Entrambi gli imputati, condannati sia in primo che il secondo grado dai giudici di Salerno, si erano difesi invocando l'uno il diritto di cronaca, l'altro quella del diritto di critica sindacale.

Ma la Cassazione ha rigettato i loro ricorsi, perché i commenti comparsi sul giornale "sono certamente lesivi della reputazione" della direttrice del carcere, "trattandosi di espressioni assolutamente gratuite, sganciate dai fatti e che costituiscono una mera valutazione, ripresa a caratteri cubitali nel titolo, nel quale si puntualizza proprio la necessità (sottolineata dal verbo servire) di affidare la direzione del carcere comunque ad un uomo".

"La censura mossa alla persona offesa è sganciata da ogni dato gestionale ed è riferita al solo fatto di essere una donna. E' un gratuito apprezzamento...contrario alla dignità della persona perché ancorato al profilo, ritenuto decisivo, che deriva dal dato biologico dell'appartenenza all'uno o all'altro sesso".

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<p>La Corte di Cassazione. REUTERS/Alessandro Bianchi</p>