Nuovi media preziosi per combattere la repressione, dice Cpj

martedì 16 febbraio 2010 11:24
 

TOKYO (Reuters) - L'aumento di giornalisti online e freelance ha reso più vulnerabile alla repressione la stampa, ma i nuovi media stanno anche contribuendo ad aumentare la consapevolezza su questi attacchi.

E' quanto ha affermato oggi un'autorità di vigilanza del settore.

Istituito a New York, il Committee to Protect Journalists (CPJ) ha detto nel suo rapporto annuale diffuso a Tokyo nel corso di una conferenza stampa che i freelance ed i giornalisti locali fronteggiano maggiori attacchi da parte di dittatori, governi repressivi e gruppi militanti perché non hanno organizzazioni media a sostenerli.

Ma blog, siti di social network ed altre forme nuove di media hanno anche contribuito a combattere la censura, se pure con delle eccezioni come nel caso della Cina.

Allerta via e-mail, petizioni su Facebook e blog post hanno contribuito ad aumentare la visibilità dei giornalisti imprigionati in Iran dopo le repressioni contro la stampa in seguito alle controverse elezioni presidenziali dello scorso giugno, ha detto il Cpj.

Questa pressione internazionale ha contribuito al rilascio di giornalisti di alto profilo come la corrispondente di Newsweek Maziar Bahari e la freelance Roxana Saberi.

"Quando si raggiunge una massa critica, quando si ha un passaparola nella blogosfera o persone che inviano messaggi su Twitter, o persone che firmano petizioni e fanno circolare informazioni nel social networking, poi hai la copertura dei media tradizionali e puoi provocare un'ondata e puoi colpire i governi", ha detto Joel Simon, direttore esecutivo di Cpj, nel corso di una conferenza stampa.

Ma i difensori della libertà di stampa fronteggiano ostacoli in Cina, dove Cpj dice che la stretta della censura in Rete ostacola l'accesso alle informazioni.

"La tecnologia di censura sta crescendo e sta diventando così sofisticata in Cina, che è diventato persino più difficile per le persone del posto che sono interessate a far sentire una parola su questi arresti o su altre violazioni, contattarci,contattare le loro controparti oltreoceano, contattare i media", ha spiegato alla conferenza stampa Madeline Earp, del programma Asia di Cpj. Ma Earp ha detto che i blogger in Cina non hanno rinunciato a reagire alla censura da parte delle autorità.

"E' sempre un obiettivo in movimento, quel che stanno facendo e il prossimo passo che faranno per fermare la conversazione. Ma sono le autorità ad essere ... aggressive. E sono le persone sul campo che stanno reagendo a questo e stanno pensando e, okay, vogliamo ancora far uscire la verità, quale sarà la nostra prossima mossa?" .

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<p>Pagina di Facebook in foto d'archivio. REUTERS/Bazuki Muhammad</p>