Cantanti laringei mongoli difendono tradizione contro Cina

giovedì 11 febbraio 2010 11:33
 

di Jargal Byambasuren

ULAN BATOR (Reuters) - Il canto bitonale di gola non è una forma usuale di protesta ma per i cantanti mongoli è stato il miglior modo per rivendicare un'espressione artistica che, secondo loro, è stata usurpata dalla Cina.

L'Unesco ha riconsiderato il canto laringeo come un'arte originaria della Cina, provocando l'indignazione dei musicisti mongoli e dei fan che ricordano orgogliosamente che Genghis Khan ha conquistato la Cina 800 anni fa.

Schiacciati tra Russia e Cina, i mongoli temono che la crescita economica e diplomatica della Cina possa sopraffare il loro paese, al momento in stagnazione.

"Noi mongoli non abbiamo mai perso o dimenticato l'eredità trasmessa dai nostri antenati", dice Sumiyabazriin Zagd-Ochir, uno dei principali cantanti laringei che ha affollato il Palazzo della Cultura di Ulan Bator per difendere i propri diritti.

"Da molto tempo, questa tradizione è stata eseguita, mostrata e insegnata. E' un'arte raffinata con spazi per ulteriori progressi".

I cantanti laringei riescono ad emettere due note allo stesso tempo mentre un ronzio nella gola armonizza la melodia.

Controversie diplomatiche erano state già generate da una designazione dell'Unesco. In precedenza, la Corea del Nord si era opposta ai tentativi della Cina di registrare come patrimonio cinese le tombe reali del vecchio regno dei Koguryo. L'Unesco nel 2004 ha poi registrato il mausoleo come patrimonio di entrambi i paesi.

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<p>Cantanti mongoli nei loro abiti tradizionali in foto d'archivio. REUTERS/Bobby Yip</p>