5 febbraio 2010 / 17:01 / 8 anni fa

Coppia gay chiede asilo in Spagna per mancato riconoscimento

<p>Una coppia gay. REUTERS</p>

di Massimiliano Di Giorgio

ROMA (Reuters) - Una coppia di gay italiani, in sciopero della fame da oltre un mese per chiedere che l'Italia riconosca le coppie omosessuali, ha presentato oggi richiesta di asilo politico all'ambasciata di Spagna, uno dei paesi dell'Unione europea che consente il matrimonio tra persone dello stesso sesso.

Intanto, sempre oggi, un sito web di cattolici conservatori ha pubblicato un'intervista in cui il vescovo emerito di Pistoia dice che gli omosessuali dichiarati non possono fare la comunione, dopo che altri prelati hanno detto allo stesso sito che i transessuali non andranno in Paradiso e che le leggi anti-omofobia sono ingiuste.

"Questa mattina siamo stati ricevuti e hanno accettato che presentassimo la richiesta d'asilo. Ora aspettiamo che ci diano una risposta formale", ha detto a Reuters per telefono Francesco Zanardi, che insieme al suo compagno Manuel Incrovia digiuna per protesta da 34 giorni.

"Stiamo preparando i documenti per presentare una richiesta analoga all'ambasciata del Belgio e a quella olandese".

I due erano accompagnati da una deputata radicale eletta nelle liste del Pd, Donatella Poretti.

"Abbiamo formalmente depositato la richiesta d'asilo, e siamo stati ricevuti dal capo di gabinetto dell'ambasciatore", ha detto la parlamentare, che insieme alla deputata Anna Paola Concia e al senatore Ignazio Marino sostiene la battaglia di Zanardi e Incrovia.

Non è stato possibile raggiungere i funzionari dell'ambasciata spagnola per un commento.

Secondo una fonte politica italiana è però "escluso che la richiesta d'asilo venga davvero accettata, se non altro perché si tratta di cittadini dell'Unione europea".

Zanardi, 39 anni, imprenditore informatico, e Incrovia, 22, dipendente a tempo determinato di una Ipercoop, vivono a Savona e hanno iniziato insieme uno sciopero della fame per chiedere che l'Italia consenta il riconoscimento delle coppie gay, dopo che negli scorsi anni sono falliti almeno due diversi disegni di legge del governo di centrosinistra e che è una proposta promossa da esponenti del centrodestra si è arenata in Parlamento.

In Italia anche le coppie "di fatto" eterosessuali non sono legalmente riconosciute.

"Siamo qui per chiedere di abbattere questo muro discriminatorio che non permette a milioni di gay in Italia di potere vivere in questo paese, paese nel quale siamo nati, cresciuti, viviamo ed amiamo, per il quale siamo contribuenti, ma che non ci considera", aveva detto Zanardi nel suo appello diffuso nel primo giorno di digiuno.

"In tutta Europa, di cui l'Italia fa parte esistono leggi a favore degli omosessuali, da più di 15 anni sono stati abbattuti i muri del pregiudizio, perché in Italia tutto ciò non è accaduto?".

"NON VOGLIAMO MORIRE"

A sostegno della loro iniziativa, i due citano la carta dei diritti fondamentali della Ue, che vieta la discriminazione contro gli omosessuali. Una risoluzione dell'Europarlamento del 1984 che raccomandava agli Stati membri di non proibire le unioni tra persone dello stesso sesso. E anche la Costituzione italiana, che all'articolo 3 dice che tutti i cittadini hanno "pari dignità" e che occorre eliminare tutti gli ostacoli al "pieno sviluppo della persona umana".

Finora, dice Zanardi, nessun rappresentante istituzionale ha risposto alle lettere della coppia o li ha incontrati, nonostante un richiamo all'Italia da parte dell'intergruppo parlamentare Glbt (acronimo che sta per gay, lesbiche, bisessuali e transgender) del Parlamento europeo.

Alla domanda se intendono continuare lo sciopero della fame fino a che non avranno almeno una risposta dalle istituzioni italiane, Zanardi ha risposto: "Credo che tra qualche giorno smetteremo, non vogliamo morire".

"Il mio compagno sta male. Giorni fa io sono stato ricoverato in ospedale per un collasso, anche se poi ho firmato per uscire. Finora ho perso 11 chili. Prendevamo solo cappuccini e succhi di frutta, ma poi io non sono riuscito a ritenere più nulla. Da tre- quattro giorni sto assumendo dei composti energetici, su consiglio del medico".

Nel frattempo, la protesta della coppia viene trasmessa in diretta tv sul web attraverso Glbt tv, e su Facebook un gruppo per sostenerli conta oltre 2.800 membri.

VESCOVO PISTOIA: NO A COMUNIONE A GAY

Oggi intanto hanno creato polemica le dichiarazioni del vescovo emerito di Pistoia Simone Scatizzi al sito web cattolico conservatore Pontifex.Roma.

"La pratica omosessuale e la ostentata e dichiarata omosessualità impediscono l'amministrazione della comunione, secondo quanto dice la Chiesa e nessuno sicuramente é in grado di contraddire questo precetto", ha detto il prelato.

Monsignor Scatizzi ammette che "in ogni caso con gli omosessuali è necessario usare delicatezza e misericordia e alla fine il giudice ultimo è Dio, pertanto sulla terra nessuno è autorizzato ad emettere sentenze". Ma con gli omosessuali dichiarti e "praticanti" "le cose cambiano un tantino. Da pastore sono obbligato, sempre in linea generale, a rifiutare la comunione".

"Certo, se si presentano davanti a me non posso dire di no, non per buonismo, ... ma perché non so se questi possano essersi confessati, pentiti o aver cambiato vita", ha aggiunto il vescovo.

Nei giorni scorsi, lo stesso sito ha pubblicato le dichiarazioni di un altro vescovo, quello di Lucera, che ha detto di non ritenere "giuste" le leggi sull'omofobia "in quanto non é mai assimilabile, dunque omologabile ciò che é la normalità, ovvero la famiglia eterosessuale fondata da uomo e donna e quella omosessuale che famiglia non é...".

Mentre, nel dicembre scorso, il cardinale messicano Javier Barragan aveva affermato -- sempre su Pontifex.Roma -- che "transessuali e omosessuali non entreranno nel Regno del Paradiso. Non sono io a dirlo, ma San Paolo... Ogni cosa che va contro la natura e contro la dignità del corpo offende Dio".

-- Sul sito www.reuters.it le altre notizie Reuters in italiano. Le top news anche su www.twitter.com/reuters_italia

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