Rai, leader Verdi in sciopero fame per "assenza temi ambiente"

mercoledì 3 febbraio 2010 13:29
 

ROMA (Reuters) - Da sette giorni il leader dei Verdi sta facendo uno sciopero della fame davanti alla sede della Rai [RAI.UL] per protestare contro quello che definisce lo "scarso o nullo" interesse dell'emittente pubblica per i temi ambientali e per le proposte degli ecologisti.

Dal 28 gennaio Angelo Bonelli, presidente del Sole-che-ride, trascorre gran parte del suo tempo in un camper parcheggiato a viale Mazzini, davanti al palazzo dell'Azienda pubblica radio-tv, bevendo "due cappuccini al giorno, oltre all'acqua".

"La Rai ha praticamente espulso dai suoi palinsesti i temi ambientali, e di conseguenza ha espulso anche i Verdi", dice il leader il 48enne, già capogruppo alla Camera fino al 2008.

"C'è una strage di vite causate dallo smog: secondo diversi studi scientifici pubblicati, in Italia si contano almeno 7.000 decessi l'anno legati all'inquinamento. Ma di tutto questo in tv non si parla assolutamente", afferma l'esponente politico, eletto l'estate scorsa a sorpresa a capo dei Verdi.

"In tv si è discorso a lungo di influenza A, in più trasmissioni. Ma con tutto il rispetto per le vittime e per la delicatezza del tema, devo constatare che di un dramma endemico del nostro paese come l'inquinamento si continua a non parlare".

Bonelli dice di aver scritto al presidente della Repubblica per segnalare la situazione, e di aver ricevuto risposte sia dal Quirinale che dalla Commissione di vigilanza Rai. Ma dall'azienda pubblica, dice, non è arrivato alcun segnale.

Il portavoce del presidente della Rai Paolo Garimberti ha detto a Reuters di non avere "nessun commento" sulla vicenda.

E non è stato possibile per il momento contattare il direttore generale dell'azienda, Mauro Masi.

Bonelli dice di essere determinato a proseguire il digiuno di protesta. "Mi è passata anche la fame, e per il momento sto bene", assicura, aggiungendo di essere comunque sotto controllo medico.   Continua...

 
<p>Manifestanti dei Verdi in foto d'archivio. REUTERS/Vincenzo Pinto</p>