Haiti, missionari Usa respingono accuse di traffico bambini

lunedì 1 febbraio 2010 18:58
 

PORT-AU-PRINCE (Reuters) - Le autorità haitiane stanno oggi cercando di capire come trattare un gruppo di missionari americani accusati di aver illegalmente portato bambini fuori dal paese caraibico distrutto dal terremoto.

I missionari battisti, arrestati venerdì, hanno respinto le accuse di traffico illegale di persona e hanno ripetuto di avere soltanto aiutato dei bambini abbandonati e bisognosi.

I 10 membri di una chiesa con sede nell'Idaho sono stati trattenuti al confine tra Haiti e Repubblica Domenicana mentre si apprestavano a superarlo in un autobus carico di 33 bambini che, a detta loro, erano orfani del terremoto dello scorso 12 gennaio.

Le autorità del paese caraibico, che avevano in precedenza espresso le loro paure sostenendo che il caos generato dal terremoto avrebbe potuto avvantaggiare i trafficanti, dicono che gli americani non avevano i permessi per l'adozione né documenti che certificassero la morte dei genitori dei bambini.

"Abbiamo notizia di persone che tentano di rubare i bambini portandoli nel loro paese. Per questo abbiamo rafforzato le misure di sicurezza", dice spiegando l'arresto Marie Lassegue, ministro delle Comunicazioni.

Un giudice locale deciderà se gli americani saranno processati ad Haiti o se verranno estradati negli Stati Uniti.

Con gli Usa in prima linea nei soccorsi e gli enti di beneficenza che stanno devolvendo milioni di dollari per aiutare le vittime del terremoto, il caso potrebbe avere dei risvolti diplomatici rilevanti.

Il primo ministro haitiano, Jean-Max Bellerive, ha chiamato "rapitori" i 10 americani.

I missionari, che hanno ammesso di non avere documenti, permessi e passaporti dei 33 bambini, hanno sostenuto diverse volte che il loro unico scopo era quello di portare i bambini oltre il confine in un orfanotrofio in corso di costruzione nella Repubblica Domenicana.   Continua...

 
<p>22 gennaio 2010. Orfanotrofio di Port-au-Prince. REUTERS/Tomas Bravo</p>