Papa:fare possibile per tutelare lavoratori Fiat e Alcoa

domenica 31 gennaio 2010 18:21
 

CITTA' DEL VATICANO (Reuters) - Papa Benedetto ha lanciato oggi un appello per tutelare i posti di lavoro in "realtà difficili" come quelle dello stabilimento Fiat di Termini Imerese e dell'Alcoa di Portovesme in Sardegna.

"La crisi economica sta causando la perdita di numerosi posti di lavoro e questa situazione richiede grande senso di responsabilità da parte di tutti: imprenditori, lavoratori, governanti", ha detto il Papa dopo l'Angelus in Piazza San Pietro.

"Penso ad alcune realtà difficili in Italia come, ad esempio, Termini Imerese e Portovesme", ha aggiunto Benedetto XVI.

"Mi associo pertanto all'appello della Conferenza Episcopale Italiana che ha incoraggiato a fare tutto il possibile per tutelare e far crescere l'occupazione, assicurando un lavoro dignitoso e adeguato al sostentamento delle famiglie".

Oggi in Piazza San Pietro c'erano anche alcuni operai dell'Alcoa con uno striscione.

"Speriamo che l'appello accorato del Papa possa scuotere le coscienze di tutti e stimolare le istituzioni, la politica e le parti sociali a lavorare insieme per trovare una via d'uscita alla crisi e dare una prospettiva di lavoro a chi rischia di perderlo", ha detto il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni.

Il segretario del Pd, Pierluigi Bersani, ha chiesto che il governo riferisca immediatamente in Parlamento sui problemi della disoccupazione e del lavoro in Italia.

"Non è accettabile che il governo continui a minimizzare il problema, dopo aver raccontato per mesi che la crisi era psicologica, che era passeggera, che l'avevamo ormai alle spalle", ha detto Bersani in una nota.

Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha chiesto venerdì scorso al produttore Usa di alluminio di non chiudere i suoi due stabilimenti italiani, uno a Portvesme e l'altro a Fusina (Venezia) come annunciato in settimana.   Continua...

 
<p>Il Papa Benedetto XVI, affiancato da due bambini, libera in volo una colomba dopo l'Angelus in Vaticano, 31 gennaio 2010.REUTERS/Max Rossi</p>