Giorno memoria, Wiesel: silenzio aiuta aggressore, non vittima

mercoledì 27 gennaio 2010 14:40
 

ROMA (Reuters) - Il premio Nobel per la pace Elie Wiesel ha detto oggi che il silenzio sull'Olocausto non ha mai aiutato le vittime, ma favorito gli aggressori - in un indiretto riferimento alla posizione del Vaticano durante il pontificato di Pio XII, quando la Chiesa tacque dinnanzi allo sterminio di milioni di ebrei perpetrato dai nazisti.

"Il silenzio sia a livello più basso della politica che al livello più alto della spiritualità non aiuta mai la vittima, il silenzio aiuta l'aggressore", ha detto Wiesel - ebreo di origini ungheresi sopravvissuto ai campi di concentramento e poi divenuto fra le figure intellettuali più eminenti del XX secolo -- in un discorso ufficiale alla Camera, oggi, in un'aula gremita di autorità, ex deportati e studenti nel "Giorno della memoria", che ricorda il 65esimo anniversario dell'apertura dei cancelli di Auschwitz da parte delle truppe russe nel gennaio del '45.

Appena dieci giorni fa, nella sua prima visita alla sinagoga di Roma, Papa Benedetto XVI ha difeso l'operato di Pio XII - che secondo la comunità ebraica non fece abbastanza per contrastare l'eccidio perpetrato dai nazisti -, il cui pontificato durò dal 1939 al 1958 e che è in processo di beatificazione, affermando che lavorò in modo "discreto e nascosto" in favore degli ebrei.

Durante il discorso di questa mattina a Montecitorio, preceduto e seguito da lunghissimi applausi, Wiesel ha anche chiesto che il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad - che ha più volte affermato che lo stato di Israele deve essere annientato - venga arrestato non appena mette piede fuori dall'Iran.

Rivolgendosi al presidente della Camera Gianfranco Fini e al premier Silvio Berlusconi, Wiesel ha poi chiesto che l'Italia sia "il primo paese a varare "un disegno di legge che definisca gli attentati suicidi come attentati contro l'umanità".

Nato nel 1928 in Romania da due ebrei ortodossi di origini ungheresi, Wiesel fu deportato con tutta la sua famiglia ad Auschwitz nel 1944. Qui sua madre e una delle sue tre sorelle vennero immediatamente gassate. Nel '45 fu trasferito a Buchenwald, dove suo padre morì.

Sopravvissuto all'orrore della Shoah, studiò in Francia dove scrisse il suo primo libro, "La Notte", che racconta la sua esperienza ad Auschwitz e contiene profonde riflessioni sul male e su Dio. Più tardi si trasferì negli Stati Uniti, di cui divenne cittadino nel 1963.

E' stato chairman della Commissione Presidenziale sull'Olocausto dal 1978 al 1986, appoggiando fortemente la costruzione dello United States Holocaust Memorial Museum, ed è oggi docente alla Boston University. Ha al suo attivo oggi oltre quaranta libri, tra romanzi e non. Ha ricevuto la Medaglia d'Oro del Congresso degli Stati Uniti ed il Premio Nobel per la pace nel 1986.

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<p>Elie Wiesel in una foto d'archivio. REUTERS/Karoly Arvai</p>