Milano, Shoah in un libro e al teatro con "L'inferno dentro"

domenica 24 gennaio 2010 11:07
 

di Roberto Bonzio

MILANO (Reuters) - La vicenda di un medico che emigra da Trieste nella Berlino hitleriana per sperimentare gli studi sulla genetica a fini razziali, poi durante la Repubblica di Salò collabora con i nazisti nella Risiera di San Sabba a Trieste, unico campo di sterminio in Italia, diventa una metafora sul male assoluto di cui sono capaci anche persone comuni, evocata da un libro appena uscito ed uno spettacolo teatrale, in anteprima stasera a Milano in occasione del Giorno della Memoria.

Il protagonista è un personaggio di fantasia ma rigorosamente reale, perché "le cose che racconta sono accadute veramente, registrate negli atti del processo sulla Risiera di San Sabba, da centinaia di testimoni, spesso ignorati", dice a Reuters Moreno Gentili, scrittore e artista, autore di "L'inferno dentro. Confessioni di un collaborazionista" (edizioni Sonda) che viene presentato stasera al Teatro Franco Parenti di Milano con una performance teatrale, protagonisti Stefano Scherini e Giovanna Scardoni.

Una rievocazione che dà un volto immaginario a persone realmente esistite, da Berlino a Trieste. "Date, luoghi, persone, omicidi, torture e stragi di massa: tutto vero , tutte cose registrate, che si possono studiare", dice ancora l'autore. Svelando di essersi appassionato sin da ragazzo al tema dell'Olocausto, dopo aver letto in un libro regalatogli dal padre la vicenda di un ragazzo costretto a prostituirsi per sopravvivere in un campo di concentramento.

E di aver dedicato un paio d'anni alla ricerca storica su cui il libro è basato. Malgrado studi e rievocazioni, dice Gentili, la tragedia dello sterminio degli ebrei rimane ancora "un angolo buio, una storia che rivela sempre nuove cose da scoprire, un buco nero sull'incapacità dell'uomo di controllare quel che ha dentro".

Lo sterminio dei diversi, di oppositori, fossero italiani, stranieri, partigiani, prigionieri politici, omosessuali, zingari o ebrei, dice Gentili, questa radice di violenza della Shoah, incarna idealmente tutto il male che l'uomo ha dentro. Propiziato, osserva, da "un conformismo di massa, di un popolo che ha coltivato idee folli di speranza... ai limiti della sopravvivenza, si accetta di uccidere il proprio simile".

Mentre i testimoni diretti lentamente ci lasciano, dopo aver assolto il compito doloroso di trasmettere alle generazioni successive il ricordo della Shoah, "si avverte il pericolo della perdita del carattere specifico di quella tragedia, che rischia di trasformarsi in un generico emblema della malvagità umana, un'etichetta che può essere applicata a qualunque violenza o dolore collettivo:, aggiunge.

Il libro di Gentili ricostruisce la storia di un carnefice morto da alcuni anni, che ha vissuto sempre a cento metri dalla Risiera di San Sabba. Un assassino di massa che non si pente e sconcerta con le fumose, puerili, aberranti ragioni con cui vuol giustificare i suoi crimini.

Lo spettacolo sarà preceduto da una conversazione con l'autore sui temi del libro, con Claudia De Benedetti, vice Presidente Ucei, Unione delle Comunità Ebraiche italiane, ed Elio Carmi, responsabile delle attività culturali della comunità ebraica di Casale Monferrato.

Come ricorda il sito del Comune di Trieste, la Risiera di San Sabba - stabilimento per la pilatura del riso edificato nel 1913 - venne utilizzata dopo l'8 settembre 1943 dai nazisti come campo di prigionia, e destinato in seguito allo smistamento dei deportati diretti in Germania e Polonia, al deposito dei beni razziati e alla detenzione ed eliminazione di ostaggi, partigiani, detenuti politici ed ebrei. Il 4 aprile 1944 venne messo in funzione anche un forno crematorio. Nel 1965 la Risiera di San Sabba fu dichiarata Monumento Nazionale, diventando dieci anni dopo un museo.

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<p>Una cerimonia in ricordo dell'Olocausto. REUTERS/Valentin Flauraud</p>