Aiuti internazionali,Ocse: Italia non raggiungerà obiettivi 2010

martedì 19 gennaio 2010 15:22
 

MILANO (Reuters) - Il sistema italiano per la cooperazione e gli aiuti internazionali ha urgente bisogno di una riforma e Roma dovrebbe fare di più dal momento che non riuscirà quest'anno a centrare l'obiettivo di aiuti pari allo 0,51% del Prodotto nazionale lordo che si era prefissata.

Lo sottolinea l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico con una nota che riporta le indicazioni del Development assistance committee (Dac) dell'Ocse.

"La cooperazione italiana è di fronte a sfide importanti", si legge nel documento del Dac che chiede una riforma della cooperazione italiana per lo sviluppo.

"L'Italia non riuscirà a onorare l'impegno preso a livello internazionale per aumentare l'Official development assistance (Oda) a 0,51% del suo Prodotto nazionale lordo entro il 2010 e difficilmente riuscirà a rispettare il target di 0,7% entro il 2015", sostiene l'Ocse.

Secondo l'istituzione con sede a Parigi, nel 2008 il quoziente per l'Italia tra Oda e Pnl è 0,22%, al diciannovesimo posto tra i 23 paesi membri del Dac e all'ottavo posto in termini di volumi.

La Commissione per la cooperazione allo sviluppo ha quindi esortato l'Italia a dimostrare la forte leadership politica necessaria per mettere mano a una riforma, mettendo in piedi un programma di aiuti affidabile e finalizzato al raggiungimento di risultati.

Nonostante il permanere delle sfide, a partire dal 2008 la commissione nota qualche miglioramento nella gestione italiana degli aiuti. Accoglie inoltre con favore l'idea dell'Italia di focalizzarsi su 35 paesi a cui dare priorità e di conferire maggiore autorità a ambasciate e uffici tecnici per contribuire a formulare i programmi e a dare aiuto.

L'Italia ha però ancora bisogno di una strategia condivisa da tutti i partecipanti alla cooperazione per lo sviluppo e di assicurarsi che sia i dipartimenti governativi e regionali che le autorità locali abbiano obiettivi comuni.

Inoltre il limitato dibattito politico e il livello di consapevolezza pubblica sulla cooperazione italiana mostrano un urgente necessità che le autorità italiane, insieme alla società civile, costruiscano un supporto e una pressione popolare sui temi dello sviluppo per riformare la cooperazione italiana.

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