18 gennaio 2010 / 07:51 / 8 anni fa

Sparò a Giovanni Paolo II, Ali Agca esce di prigione

<p>Mehmet Al&igrave; Agca mentre esce dalla prigione di Ankara oggi.Anatolian/Cem Ozdel</p>

ANKARA (Reuters) - Mehmet Ali Agca, l'uomo che sparò a papa Giovanni Paolo II, è stato rilasciato oggi ed è uscito dalla prigione nella capitale turca di Ankara, a quasi trent'anni dal suo tentato omicidio in piazza San Pietro.

Agca è stato detenuto per 19 anni in una prigione italiana, prima di ottenere il condono per iniziativa del Pontefice nel 2000 ed essere estradato in Turchia per scontare pene per reati tra i quali l'omicidio nel 1979 dell'editorialista di un quotidiano.

Sul proprio rilascio, il 52enne Agca ha diffuso attraverso gli avvocati una dichiarazione scritta di suo pugno, in cui ribadisce di essere un messia.

"Proclamo la fine del mondo", scrive. "Tutto il mondo sarà distrutto in questo secolo. Ogni essere umano morirà in questo secolo".

Agca si firma "Il Cristo Eterno Mehmet Alì Agca".

Le ragioni per cui Agca sparò al Papa nel 1981, ferendolo, restano un mistero. Alcuni ritengono che l'attentatore lavorasse per i servizi di sicurezza esteuropei legati all'ex Unione Sovietica, allarmati dalla fiera opposizione del Pontefice al comunismo.

Papa Giovanni Paolo II morì poi di malattia nel 2005.

Agca ha lasciato la prigione a bordo di un convoglio composto da quattro auto coi vetri oscurati, anche se poi ha salutato con la mano mentre saliva su una delle macchine. All'esterno, una ventina di persone si sono riunite per assistere al suo rilascio.

L'uomo è stato trasportato in un ospedale dell'esercito per essere sottoposto a test sulla sua eventuale abilità a svolgere il servizio militare.

Un rapporto medico diffuso nel 2006, quando Agca fu rilasciato brevemente, prima che la Corte suprema lo rispedisse in carcere, indicava che l'uomo soffriva di un grave disordine della personalità.

In una dichiarazione diffusa nei giorni scorsi Agca aveva detto che avrebbe risposto nelle prossime settimane a domande sull'attentato contro il Papa, compreso l'eventuale ruolo del governo sovietico e di quello bulgaro.

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