12 gennaio 2010 / 13:03 / 8 anni fa

Carceri, Antigone: misure alternative evitano sovraffollamento

<p>Carlo Giovanardi, co-promotore di una delle leggi che secondo Antigone dovrebbe essere oggetto di revisione. Foto d'archivio.Alessandro Bianchi</p>

di Daniele Mari

ROMA (Reuters) - Un aumento delle misure alternative, una revisione delle leggi sulle droghe e sull'immigrazione e una riduzione del numero di persone in custodia cautelare. Sono alcune delle proposte per scongiurare il sovraffollamento delle carceri presentate oggi a Roma da Antigone, associazione politico-culturale che si occupa della tutela dei diritti e delle garanzie nel sistema penale.

"Oggi vi sono 24.000 detenuti in più rispetto ai posti letto regolamentari e il governo ha stanziato 500 milioni per l'edilizia penitenziaria. Un carcere da 200 posti costerebbe circa 20 milioni quindi, con i trend di crescita di 800 unità al mese, i 5.000 nuovi posti letto sarebbero assorbiti in un semestre", si legge nel rapporto dell'associazione.

"Con quei 500 milioni - prosegue Antigone - si potrebbero finanziare 10.000 progetti tutorati di recupero sociale per detenuti che potrebbero svolgere ben più proficui lavori socialmente utili".

Ma le misure alternative non sono l'unica soluzione prospettata per risolvere il problema del sovraffollamento delle carceri. L'Associazione Antigone invoca anche una revisione della legge Fini-Giovanardi sulle droghe e di quella sull'immigrazione.

"Basterebbe depenalizzare (o prevedere una sanzione non carceraria) il reato di mancata ottemperanza all'obbligo di espulsione del questore per decongestionare le carceri".

L'ultimo punto previsto per contenere il sovraffollamento prevede invece la riduzione del numero di persone in custodia cautelare.

"Bisognerebbe rivedere i meccanismi di obbligatorietà della carcerazione preventiva ed estendere l'applicazione degli arresti domiciliari".

TUTELA DEI DIRITTI UMANI

Di fronte al rischio di violazioni dei diritti umani all'interno degli istituti di pena, Antigone propone "la rapida approvazione di una legge che istituisca il difensore civico delle persone private della libertà su scala nazionale".

"Questa figura, presente in molti paesi europei, potrebbe svolgere un efficace ruolo di mediazione tra il personale e la popolazione reclusa", fa sapere l'associazione.

Un'altra proposta a difesa dei diritti dei detenuti prevede l'intromissione del reato di tortura, mentre l'ultima indicazione fornita dall'associazione non governativa prevede l'assunzione di 1.000 educatori e 1.000 assistenti sociali.

Con queste assunzioni "si potrebbero velocizzare le pratiche per accedere alle misure alternative e si potrebbe aumentare la qualità dell'intervento di risocializzazione esterna rendendolo più sicuro e controllato".

INTERVENTO DEL CSM

In merito alla situazione carceraria italiana e ai compiti riguardanti l'intervento giurisdizionale per la tutela dei diritti dei detenuti, poi, è arrivata anche la richiesta di apertura di una pratica, presso la sesta e settima commissione referente del Csm, da parte di alcuni consiglieri.

"Il Consiglio Superiore della Magistratura deve farsi carico, al di là dei compiti di formazione e di sensibilizzazione dei magistrati di sorveglianza che già sono positivamente realizzati nell'ambito della nona commissione referente, della effettività della realizzazione della osservazione giurisdizionale nei luoghi di detenzione", si legge nella nota diffusa dai consiglieri.

Alla base di questa richiesta ci sono i recenti suicidi di due detenuti a Sulmona e a Verona che, fanno sapere i consiglieri, "ripropongono il problema - che tende invero ad aggravarsi per il costante aumento della popolazione carceraria - delle condizioni di vita e della tutela dei diritti dei soggetti sottoposti al regime detentivo".

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