Malaysia, ancora attacchi a chiese per disputa su "Allah"

domenica 10 gennaio 2010 16:35
 

KUALA LUMPUR (Reuters) - In Malaysia oggi sono stati attaccati un seminario e una sesta chiesa, e il governo ha invitato alla calma nell'ambito di un'accesa disputa sull'uso del termine "Allah" in riferimento al Dio cristiano.

Gli attacchi a chiese cristiane nel Paese a maggioranza musulmana minacciano il piano del primo ministro Najib Razak di riconquistare il sostegno dei non islamici prima delle elezioni del 2013 e rischiano di tenere lontani gli investitori dalla Malaysia, dietro a Thailandia e Indonesia per gli investimenti stranieri.

La disputa, innescata dalla decisione di un tribunale di consentire a un giornale cattolico l'uso di "Allah" nelle sue edizioni in lingua malay, ha spinto i musulmani a protestare nelle moschee e ha provocato una serie di attacchi incendiari ai danni di chiese.

"La situazione è sotto controllo e la gente non dovrebbe preoccuparsi", ha detto all'agenzia stampa di stato Bernama il ministro dell'Interno Hishammuddin Hussein.

La polizia dice che una molotov è stata lanciata contro la guardiola di un seminario nella cittadina di Taiping, a circa 300 chilometri dalla capitale Kuala Lumpur.

Diverse bottiglie rotte e diluenti sono stati trovati nella chiesa di San Luigi vicino al seminario e in una delle più antiche chiese anglicane del Paese, Tutti i Santi, sempre a Taiping.

La polizia ed esponenti religiosi dicono che gli attentatori hanno anche scagliato mattoni e pietre contro le finestre della chiesa cattolica del Buon Pastore a Miri, cittadina petrolifera nello stato di Sarawak.

Alcuni musulmani malesi ritengono che il giornale a cui è stato consentito di impiegare il termine "Allah" voglia farne uso per confondere e convertire gli islamici. Alle 12 di oggi erano 178.392 le firme su Facebook a favore del gruppo contro l'uso di "Allah".

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