Libri, una fine d'anno ispirata da raccolta di epitaffi faidate

giovedì 31 dicembre 2009 15:44
 

di Roberto Bonzio

MILANO (Reuters) - Umorismo, ma anche toni posati, passione e slanci poetici sono gli ingredienti con cui italiani, celebri e non, hanno scritto le parole con le quali vorrebbero essere ricordati. Una raccolta, che assume un significato particolare, nell'ultimo giorno dell'ultimo anno del primo decennio Duemila, quando su giornali e media si alternano riflessioni, bilanci e rievocazioni.

"Abbiamo iniziato per gioco, componendo epitaffi cattivissimi su amici e mogli degli amici. Poi abbiamo scritto i nostri e abbiamo ampliato il gioco agli amici... alla fine è diventato così vasto che abbiamo pensato di fare un libro, esteso anche a gente che non conoscevamo, anche a personaggi famosi", dice a Reuters Eugenio Alberti Schatz, esperto di comunicazione integrata e d'impresa, autore di "Meglio qui che in riunione" (Rizzoli), raccolta di 224 autoepitaffi di italiani celebri e non del nostro tempo, firmata assieme a Marco Vaglieri, artista e illustratore che oggi vive a Oslo.

Il gioco, fa capire l'autore, è diventato via via non solo più vasto ma anche più articolato e profondo, tra ispirazioni colte da poesie e fantasia scatenata nel riassumere in poche parole la propria vita. Cosa che in genere, osserva, molti uomini fanno con umorismo, mentre è più facile che tra le donne prevalga la passione. Anche se alla fine è rimasto un po' l'imprinting del gioco cattivo, ideato all'inizio per prendere di mira conoscenti.

"-Aspetta, aspetta. - Non posso, non posso" ad esempio è quello scelto da Umberto Eco, scrittore e semiologo.

"Dopo una vita da precario ha trovato un posto fisso" invece quello dello scrittore Aldo Nove. Mentre il sociologo e sondaggista Renato Mannheimer ha scritto: " Ho cercato a lungo la verità. Fino a scoprire che non esiste".

Molto più prolisso quello di Francesco Saverio Borrelli, magistrato già capo a Milano del pool Mani Pulite: "Votato da familiare destino alla bilancia, lungamente retta con pungente rimpianto per la magia delle abbandonate note, fu sospinto da eventi inattesi verso senile notorietà alle cui ambigue lusinghe seppe senza sforzo resistere, resistere, resistere, sorridendo di sè, delle identità sovrappostegli, delle follie degli umani e delle proprie, dei giochi fantasiosi imbastiti dalla vita che appassionatamente amò".

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"I miti non muoiono mai" quello scelto invece da Aldo Savoldello, in arte il mago Silvan. Mentre Silver, autore di fumetti, ha ironicamente scritto: "Se sapevo che era così corta portavo meno roba". E "Renato Vallanzasca. Ha vissuto. Male. Ma ha vissuto" è quello stilato dal celebre ex bandito.   Continua...

 
<p>La copertina del libro. REUTERS/Ho</p>