Una favola sulle rane metafora di italiani che sanno innovare

mercoledì 23 dicembre 2009 10:07
 

di Roberto Bonzio

MILANO (Reuters) - La favola di una rana che sfidando il conformismo e la pigrizia non ha paura di uscire dallo stagno e tentare una nuova via, è diventata una metafora della crisi globale e del sistema Italia. Ma anche delle opportunità per uscirne con talento e spirito innovativo, che possono aprirsi in particolare ai giovani.

E' quanto svela l'autore di un libro che dietro ad una narrazione adatta anche ai più piccoli cela contenuti di estrema attualità per il mondo del lavoro, della scuola e dell'innovazione.

"Questa metafora della crisi... l'ho scritta prima della crisi. Il libro è uscito nell'ottobre 2008 e l'impressione di uno stagno che si prosciuga, di un mercato del lavoro che non era più quello di prima l'avevo da tempo", dice a Reuters Cristiano Ghibaudo, autore di "Le rane che si credevano pesci" (Sperling & Kupfer) e oggi esperto formatore a tempo pieno, con un progetto e un sito web ("Il metodo di Lara la Rana") che trasferisce nel campo della formazione aziendale e orientamento scolastico i principi che ispirano il racconto.

Nel libro, il simbolico Stagno Tranquillo, ricco di risorse e senza pericoli sembra il posto ideale per vivere alle rane, così impigrite dall'immobilismo da credersi pesci, convinte che il mondo abbia i confini angusti del loro stagno. Per questo diffidano della giovane Lara, che invece cerca nel cambiamento il senso alla propria vita. E grazie alla sua curiosità e intraprendenza, trova il coraggio di andarsene, poco prima che un grave evento colpisca l'immutabile habitat di Stagno Tranquillo. Farà incontri preziosi, scoprirà cose nuove ed anche il proprio talento. Mentre le altre rane rimaste si fossilizzeranno in sterili e inconcludenti litigi.

RISCHIARE E SCOPRIRE PER USCIRE DALLO STAGNO

"Con la favola, questo libro fornisce preziose indicazioni per 'uscire dallo stagno' e fare il balzo necessario a scoprire che è possibile trovare un lavoro, senza rinunciare ai propri sogni, ad una buona qualità della vita. E al tempo da dedicare a se stessi e agli altri", dice Ghibaudo, laurea in Scienze dell'Educazione che la sua stessa docente, ricorda, era certa non gli sarebbe servita a sbarcare il lunario. Un anno fa invece, lo scrittore ha lasciato un posto sicuro in una compagnia di assicurazioni per dedicarsi a tempo pieno alla formazione, trasformando in professione quella che era stata una passione coltivata nell'associazionismo. Ora i suoi corsi, dice, sono contesi da aziende medie e grandi. Perchè il percorso simbolico di Lara la Rana, spiega, ha insegnamenti preziosi per il mondo del lavoro: vincere lo sconforto, darsi motivazioni, gestire il proprio tempo, costruire certezze e leadership.

Nella fiaba, i sassi sono le basi sulle quali la rana scopre se stessa e soluzioni spesso innovative, spiega Ghibaudo. "Pensiamo che per uscire dalle difficoltà ci voglia una megasoluzione e invece, come dice (l'amministratore delegato di Fiat Sergio) Marchionne, la soluzione è spesso l'applicazione di pochissimi principi semplici".

Così, dice l'autore, quei sassi diventano simboli. Della gestione del proprio tempo ("i tempi frenetici non sono compatibili nemmeno con l'economia... che va ripensata con un 'ottica che abbia la persona al centro"), della riscoperta del valore del sacrificio ( "che permette di costruire, mentre a livello mediatico si esaltano i furbi e le scorciatoie"); dell'importanza delle relazioni ("Spesso lette in un'ottica competitiva, mentre hanno un potenziale formativo e di qualità della vita"); della capacità di riconoscere le proprie abilità, e reinventarsi in tempi di crisi grazie ai propri talenti. Con la capacità anche di sorprendersi.

"Moltissimi giovani hanno perso la speranza che si possa realizzare qualcosa con la volontà. Incontrare persone che hanno realizzato (quel qualcosa) dà la carica", dice Ghibaudo. Una carica a suo giudizio indispensabile. Per essere pronti a sfruttare la fortuna in agguato. E quando capiterà, prendere al volo cogliere l'occasione.

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<p>La copertina del libro. REUTERS/HO</p>