16 dicembre 2009 / 16:56 / 8 anni fa

As Roma, investimento Angelini a oggi non prevedibile

<p>Il presidente della As Roma Rosella Sensi.Dario Pignatelli</p>

di Valentina Rusconi

ROMA (Reuters) - Il Gruppo Angelini comunica in una nota che a oggi non è prevedibile un suo investimento nella squadra di calcio As Roma, controllata dalla famiglia Sensi e definisce infondato l'articolo dell'Espresso che parla di un "imminente 'attacco finale'".

Lo si legge in una nota della società farmaceutica, nella quale si specifica che un eventuale impegno sarebbe comunque realizzato con il consenso delle parti interessate e nel rispetto della legge.

"Qualsiasi eventuale investimento nella Roma Calcio da parte del Gruppo Angelini (che, ad oggi, si ripete, non è concretamente prevedibile), sarebbe comunque realizzato con il concorde consenso di tutte le parti interessate e nel totale rispetto della legge", dice il comunicato.

Il titolo della As Roma ha chiuso la seduta di oggi in rialzo del 12,62% a quota 0,91 euro sostenuto da un'anticipazione pubblicata sul numero domani in edicola de L'Espresso in base alla quale l'imprenditore Francesco Angelini starebbe preparando un piano "che passa per Unicredito e Mediobanca" con una tempistica "imminente".

"Poiché sollecitato dall'Autorità di vigilanza, il Gruppo Angelini [...] è ora costretto a commentare l'anticipazione in data odierna", continua la nota.

"Risulta pertanto del tutto infondata la notizia circa un presunto imminente 'attacco finale' (secondo le non felici parole del predetto giornalista) da parte del Gruppo Angelini per l'acquisto della Roma Calcio. Oltre che infondata, la predetta notizia appare sorprendentemente scorretta anche sotto il profilo tecnico-giuridico laddove si lascia intendere che il presunto 'attacco finale' non passerebbe 'attraverso la borsa'", continua la nota.

L'Espresso ha scritto infatti che l'offerta "non passerà attraverso la Borsa [...] La strada dovrebbe essere quella di un'offerta formale a Italpetroli, completa di prezzo e dettagli vari. La proposta va presentata per conoscenza anche alla Consob, l'organismo di vigilanza che stenta a tenere a bada la ridda di voci sul club. L'unica alternativa a questo schema sarebbe un accordo privato diretto fra la famiglia Sensi e Angelini. Ma nessuno considera realistica l'ipotesi".

DA VOCI DI CORDATE A PRESSIONI UNICREDIT

Il Gruppo Angelini ricorda inoltre il comunicato diffuso lo scorso 12 novembre in occasione di indiscrezioni stampa circa una presunta offerta presentata a Unicredit, nella quale affermava che nonostante l'imprenditore Francesco Angelini "abbia incontrato esponenti di importanti gruppi bancari per un preliminare scambio di vedute, tuttavia, allo stato, nessuna proposta contrattuale e tanto meno nessun prezzo determinato sono stati offerti alle controparti interessate, non essendosi ancora verificati tutti i presupposti ritenuti necessari per procedere in tal senso".

L'interessamento di Francesco Angelini per la squadra giallorossa si era già manifestato quando il 25 agosto in una intervista al Corriere della Sera si era detto pronto a rilanciare la sua proposta per rilevare dalla famiglia Sensi il pacchetto di controllo con una operazione che costerebbe, Opa residuale compresa, 220 milioni di euro.

La proposta, già avanzata a maggio, era così riassunta: "La mia offerta iniziale sarebbe stata di 130 milioni per il 67%, più la successiva e inevitabile Opa. E questo vuol dire una valutazione totale intorno ai 220 milioni".

A fine novembre Mf aveva lanciato l'ipotesi di una cordata alternativa al gruppo Angelini capitanata dall'imprenditore romano Giovanni Malagò, il quale aveva però smentito "categoricamente" l'ipotesi.

La cessione della As Roma, controllata dalla famiglia Sensi che ha come advisor Mediobanca, è al centro delle tensioni tra i Sensi e Unicredit. La banca ha deciso di avviare un pressing per la restituzione dei crediti della famiglia, che ammontano a 325 milioni di euro.

Secondo quanto scritto da Il Messaggero il 18 novembre, Unicredit avrebbe chiesto al Tribunale di Roma la nullità della delibera dell'assemblea che ha approvato lo scorso giugno il bilancio della Italpetroli. Il bilancio certificato da PWC, che secondo il ricorso non sarebbe più veritiero in quanto non tiene nel dovuto conto la situazione dei crediti e delle partecipazioni, si è chiuso con 32 mln di perdite e debiti per circa 500 milioni.

Tra i creditori, oltre a Unicredit, c'è anche Banca Mps, per una cifra di circa 100 milioni.

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