Paesi ricchi dovrebbero pagare per preservare foreste africane

lunedì 30 novembre 2009 17:30
 

di Tansa Musa

YAOUNDE, Cameroun (Reuters) - Al vertice sul clima del mese prossimo a Copenaghen, alcuni governanti del Continente Nero sosterranno che il mondo industrializzato dovrebbe pagare i Paesi africani per conservare le loro foreste al fine di combattere i cambiamenti climatici.

La posizione del gruppo dei Paesi dell'Africa equatoriale, dove si trova la seconda più grande foresta al mondo dopo l'Amazzonia, sottolinea la frattura tra nazioni sviluppate responsabili del grosso delle emissioni e il mondo in via di sviluppo che cerca di ottenere compensazioni per mantenere sotto controllo la crescita.

"I paesi africani del bacino del Congo non sono parte del problema ma sono parte della soluzione, preservando la foresta pluviale che agisce come difesa contro il riscaldamento globale", dice il copresidente del Congo Basin Forest Fund (Cbff) ed ex primo ministro canadese Paul Martin.

"Nel fare ciò, impoveriscono milioni di loro abitanti che dalle foreste traggono sostentamento per vivere. II resto del mondo, in particolare il nord industrializzato, deve riconoscere ciò e comprendere che qualcosa deve compensare il prezzo pagato per la conservazione", dice.

Le foreste del bacino del Congo coprono una superficie stimata di 200 milioni di ettari e offrono cibo, riparo e sostentamento a oltre 50 milioni di persone.

Cbff è associata alla Congo Basin Forest Partnership, gruppo Onu che comprende dieci Paesi, Burundi, Cameroun, Repubblica Centrafricana, Ciad, Guinea Equatoriale, Repubblica Democratica del Congo, Gabon, Repubblica del Congo, Ruanda, e Sao Tome e Principe.

Secondo Cbff, le foreste trattengono una quantità stimata in 500 milioni di tonnellate di anidride carbonica l'anno, abbattendo di circa l'1,7% il totale delle emissioni considerate responsabili del riscaldamento globale.

Ma la crescita demografica, che espande l'agricoltura di sussistenza, la costruzione di strade, le attività minerarie e la crescente domanda asiatica di legno hanno intensificato la pressione sulle foreste del bacino del Congo, ridottesi al ritmo dell'1% l'anno.

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