Imprese di immigrati, una su quattro non ha relazioni con banche

mercoledì 25 novembre 2009 15:02
 

MILANO (Reuters) - Oltre un quarto delle imprese italiane gestite da immigrati, 309.000 a fine 2008, non ha mai avuto relazioni con le banche, nemmeno attraverso l'apertura di un conto corrente, e meno di un quinto richiede prestiti al sistema creditizio, preferendo l'autofinanziamento o il sostegno di amici e parenti.

Lo rivela un'indagine a campione contenuta nel rapporto "Finanza e comportamenti imprenditoriali nell'Italia multietnica", realizzato da Unioncamere, Nomisma e Crif, da cui emerge che le comunità che meno si rivolgono agli istituti di credito sono quella cinese e quella africana.

Nei primi sei mesi dell'anno, fattori congiunturali e strutturali -- la crisi, le difficoltà di rientrare dei crediti, l'intrinseca debolezza strutturale delle imprese immigrate -- hanno reso le imprese con titolare straniero ancora più "rischiose", col risultato che il 25% di quelle che hanno rapporti con le banche non riesce ad ottenere prestiti.

Tuttavia, gli imprenditori stranieri molto difficilmente demordono dai loro propositi di miglioramento dell'azienda: solo il 25% delle imprese alle quali è stato rifiutato il prestito -- spiega Unioncamere -- rinuncia definitivamente al progetto di spesa, mentre il restante 75% lo realizza facendo ricorso a forme di finanziamento informali rese disponibili da parenti e famigliari, amici e conoscenti.

"L'imprenditoria immigrata in Italia ha avuto nel corso degli ultimi anni un'accelerazione significativa", commenta il presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello. "Anche se la crisi, nei primi nove mesi del 2009, ha fatto segnare un certo rallentamento delle iscrizioni ed un incremento delle cessazioni... da luglio a settembre la popolazione immigrata ha comunque contribuito a determinare quasi il 70% della crescita delle ditte individuali".

A fine 2008, spiega Unioncamere, i titolari di imprese individuali con nazionalità straniera in Italia erano 309.000, di cui oltre il 77% cittadini extracomunitari e poco meno del 23% comunitari; il 21% delle imprese era gestito da donne, il 6,79% in più rispetto all'anno precedente.

Quasi il 70% degli imprenditori stranieri ha tra i 30 e i 49 anni, il 14% meno di 30 anni e il 16% ha più di 50 anni. Commercio (43,4%), costruzioni (27,4%) e attività manifatturiere (11,9%) sono i settori a maggior presenza di imprenditori stranieri, mentre per quanto concerne la distribuzione territoriale, le imprese sono principalmente collocate nel centro-nord: le regioni a maggior densità di piccoli operatori immigrati sono Lombardia, Toscana ed Emilia Romagna.

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<p>Pila di banconote da 10 euro in una banca di Vienna. REUTERS/Heinz-Peter Bader</p>