Rischio infarto per chi reprime rabbia su posto di lavoro

martedì 24 novembre 2009 08:04
 

SINGAPORE (Reuters) - Gli uomini che reprimono la rabbia che provano per i maltrattamenti che subiscono sul posto di lavoro corrono un rischio cinque volte maggiore di soffrire di gravi attacchi di cuore, o addirittura di subirne uno fatale, di quelli che invece danno sfogo alla propria frustrazione.

Lo rivela una ricerca svedese

Lo studio condotto dallo Stress Research Institute dell'Università di Stoccolma ha seguito 2.755 impiegati che tra il 1992 ed il 2003 non avevano mai sofferto di attacchi di cuore.

Alla fine della ricerca, 47 partecipanti hanno accusato o sono morti di infarto, e molti di questi sono risultati provati dal risentimento covato per il trattamento ingiusto ricevuto sul posto di lavoro.

"Oltre ai cambiamenti prodotti dall'età, ai fattori socioeconomici, ai comportamenti a rischio, al lavoro usurante e ai fattori di rischio biologici, abbiamo individuato una forte relazione causale tra il covare il proprio risentimento e la possibilità di un infarto del miocardio o addirittura di morte cardiaca", hanno scritto gli autori dello studio.

Purtroppo i ricercatori non hanno ancora individuato quali comportamenti sono invece "salutari" ma hanno suggerito che, se trattati in modo ingiusto sul posto di lavoro, è meglio "protestare apertamente", "affrontare direttamente la persona in questione", "cercare un chiarimento in un secondo momento".

Lo studio è stato pubblicato sul Journal of Epidemiology and Community Health.

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<p>Un impiegato giapponese in ufficio. Una ricerca ha rivelato che &egrave; meglio urlare che tenersi tutto dentro, in caso di forti arrabbiature sul posto di lavoro. REUTERS/Issei Kato</p>