Produrre aiuti localmente: così cambia strategia Usa contro fame

martedì 17 novembre 2009 17:56
 

di Daniel Flynn

ROMA (Reuters) - Gli Stati Uniti cercheranno di procurare più aiuti alimentari in loco per aumentare la capacità produttiva delle aziende agricole nei Paesi in via di sviluppo, piuttosto che affidarsi alla spedizione di cibo americano già coltivato.

Lo ha detto il direttore facente funzione dell'agenzia americana per lo sviluppo.

Gli Stati Uniti sono il principale donatore di aiuti alimentari al mondo ma Washington è stata criticata dalle Ong per la scelta di spedire cibo coltivato in America nelle aree del mondo in cui si soffre la fame.

I critici sostengono che gli Usa spendono fino al 65% di quanto stanziato per coprire i costi di trasporto e quelli logistici, per cui chiedono all'amministrazione americana di impiegare quei soldi diversamente, piuttosto che pagando cibo prodotto nei paesi sviluppati, in modo da ottimizzare l'impatto di quanto stanziato per le politiche a favore dello sviluppo.

Alonzo Fulgham, direttore facente funzione della U.S. Agency for International Development (Usaid), ha detto a Reuters -- a margine del World Food Summit di Roma -- che l'amministrazione del presidente americano Barack Obama sta rivedendo la propria strategia per quanto concerne gli aiuti alimentari.

"Abbiamo già trovato un qualche margine di manovra nel cercare i luoghi in cui procurarci il cibo, a livello locale, per salvare vite durante le emergenze", ha detto.

Obama, che ha nominato a capo di Usaid un nuovo direttore, ancora in attesa di conferma da parte del Congresso, ha detto di voler portare il budget a disposizione dell'agenzia a 52 milioni di dollari dagli attuali 25.

Fulgham ha detto che la nomina di Rajiv Shah, attivo da molto tempo nel campo dello sviluppo e attualmente a capo degli scienziati che lavorano per il ministero dell'Agricoltura, è arrivata nel pieno di una "più grande ristrutturazione" dell'agenzia.   Continua...

 
<p>Il logo dell'Usaid, la U.S. Agency for International Development. REUTERS/Wathiq Khuzaie/Pool</p>