Ribelle senza frontiere: criminale eroe di missioni umanitarie

martedì 17 novembre 2009 09:58
 

MILANO (Reuters) - A volte, l'esperienza criminale torna utile... a fin di bene. Come le missioni a rischio di un'organizzazione umanitaria.

E' quanto emerge dalla vita rocambolesca di Marc Vachon, che si racconta in "Ribelle senza frontiere" (Edizioni Clandestine), in libreria da qualche settimana.

Nato in Canada, sballottato da una famiglia adottiva all'altra, ladruncolo, scippatore e spacciatore, Vachon spiega di esser finito del tutto casualmente nelle maglie di Medici Senza Frontiere. E qui mette basi solide per un'avventura che lo porterà nei luoghi più caldi degli ultimi anni.

"Nel lavoro Marc Vachon ha dato prova di una rara predisposizione ereditata senza dubbio dal suo passato criminale", scrive nella prefazione il cofondatore e ex vice presidente di Medici Senza Frontiere Jean-Christophe Rufin. "Pochi sarebbero i volontari disposti a intraprendere tante missioni così pericolose".

Senza neanche un diploma, ma con una formazione nel settore edilizio, Vachon, assoldato da Msf, poco dopo viene inviato nella sua prima esperienza umanitaria, in Malawi.

"Ammetto che oltre a non comprendere pienamente il termine 'profughi', raffiguravo il Malawi come un'isola disseminata di palme e di giovani donne seminude", scrive Vachon. Con schiettezza, un pizzico di autocompiacimento e tanta voglia di azione l'autore descrive difficoltà e successi delle missioni a cui ha preso parte.

Il cinismo gli viene più volte in aiuto. Ignaro degli intrighi politici che hanno portato alle catastrofi che si trova davanti, Vachon osserva il risultato ultimo dei grandi eventi nei volti delle persone che è deve aiutare. Dal Malawi all'Iraq, dall'Indonesia al Ruanda e alla Bosnia Erzegovina, dal Sudan all'Afghanistan: Vachon attraversa le varie zone di guerra da operatore sempre più esperto.

In Iraq, mentre i check point di Saddam bloccavano ogni sbocco verso l'esterno, Vachon escogita il modo per far superare la frontiera con il Kurdistan ai camion contenenti medicinali: falsifica carte con il timbro dell'Onu, inventa progetti e riesce nell'intento. In un altro caso si finge medico e convince un capitano turco di guardia alla frontiera con il Kurdistan di vedere in lui i segni di una rara malattia che avrebbe potuto portarlo all'impotenza. L'unico modo di guarire è far passare il confine ai camion umanitari che contengono i farmaci necessari per la cura. L'uomo gli crede e i medicinali varcano la frontiera.

In Bosnia invece il pericolo è più diretto. "I cecchini si divertivano a provocarmi. La prima volta colpirono la mia jeep, in un'altra occasione qualcuno sparò a dieci centimetri dalla mia testa. Se avessero inventato una prova olimpica di velocità nel gettarsi a terra, di sicuro avrei vinto la medaglia d'oro", scrive.   Continua...

 
<p>Un passante davanti a una struttura di assistenza sanitaria di Medici Senza Frontiere a Khartoum. REUTERS/Mohamed Nureldin Abdallh</p>