15 novembre 2009 / 12:45 / 8 anni fa

Scoperto in Valsesia unico vulcano emerso da profondo

di Gabriella Bruschi

MILANO (Reuters) - E' a due passi da Torino, in Valsesia, l'unico posto al mondo in cui un vulcano è emerso dal profondo, portando in superficie la 'Fucina di Efesto' fino ad ora imperscrutabile. Ed è triestino uno dei due studiosi che ha appena fatto la scoperta.

Grazie ad essa, i segreti finora irraggiungibili delle profondità della terra sono diventate un libro aperto, per la prima volta nella storia.

Già ora il gigante coricato sta dicendo che lo schema classico del vulcano va rivisto. Ma soprattutto sarà in grado di dare indicazioni sull'attività dei vulcani ancora attivi e su loro segni premonitori.

Silvano Sinigoi, 63 anni, geologo, professore di Petrologia all' università di Trieste, ha passato più di vent' anni a scrutare palmo a palmo la Valsesia, insieme a James Quick, prorettore della Southern Methodist University di Dallas. E lo scorso mese l' annuncio della scoperta: in quelle terre, circa 300 chilometri quadrati in Valsesia, dorme coricato un vulcano che ha portato alla luce del sole le sue viscere, rendendo accessibile ciò che gli altri vulcani tengono ben lontano dagli sguardi e dagli studi.

"E' il solo caso che si sia mai rilevato al mondo: un sistema vulcanico percorribile in orizzontale sulla superficie per circa 25 chilometri, invece che in verticale a profondità normalmente impossibili da raggiungere" dice Sinigoi in un'intervista esclusiva a Reuters.

Con gli attuali mezzi di penetrazione del terreno si può al massimo raggiungere i 15 chilometri, ma con grande dispendio di soldi, e spesso a temperature molto elevate.

Invece qui, tra Gattinara, Borgosesia, Varallo e Balmuccia, le terre di vino e di lanifici, si può leggere "più o meno comodamente" l'interno del vulcano.

"Comodamente mica tanto" scherza Sinigoi che per vent'anni si è calato in burroni, scalato montagne, arrampicato in anfratti, risalito fiumi, dormendo nei bivacchi nelle tende, accanto al vulcano addormentato. "Mi sono state preziose le conoscenze di alpinismo, per poter raggiungere alcuni tratti altrimenti impraticabili". Ma, certo, rispetto alla scomodità o all'impossibilità di raggiungere il profondo, questo è uno scherzo.

"Per la prima volta ci troviamo davanti l'anatomia di un vulcano, un libro aperto o se vogliamo la 'stele di Rosetta' della vulcanologia" dice Sinigoi. "Con questa sezione in mano, lo schema classico del sistema di alimentazione di un vulcano andrà in parte ripensato. Ma soprattutto questo gigante addormentato ci darà informazioni sui reali processi che avvengono sotto i vulcani attivi, aiutandoci ad interpretare alcuni segni che annunciano un'eruzione, come i terremoti o le emanazioni di gas e variazioni della loro composizione chimica".

GEOLOGI IN VALSESIA DA 100 ANNI PER CERCARE CHIAVE DI LETTURA

E' da oltre cent'anni che generazioni di geologi bazzicano in Valsesia. E' qui infatti che "poco fa, cioè solo 90 milioni di anni fa, un tempo relativamente breve per un geologo" dice Sinigoi "la zolla africana - su cui ci troviamo noi -, staccatasi dall'America meridionale, si è scontrata con la zolla eurasiatica. Poco alla volta, mentre si apriva l'oceano Atlantico, la collisione dava origine alle Alpi. Questo meccanismo ha fatto venire a galla una delle parti profonde della terra, la crosta inferiore, lungo la Linea Insubrica che è il limite tra i due continenti".

Ma c'era qualcos'altro che aveva incuriosito Sinigoi e altri studiosi, di apparentemente misterioso. Nei 10 km che separano Varallo da Balmuccia, quella crosta inferiore emersa presentava al suo interno (intrusi) "grossi volumi di magmi basaltici, costituiti da rocce scure e dense, prevalentemente gabbri, (Complesso Basico)" dice Sinigoi. Quelle rocce si sono intruse e solidificate nella crosta inferiore, a profondità tra 15 e 25 km, molto prima che tutto venisse riesumato dall'orogenesi alpina" spiega.

Non solo. L'intrusione di quell'enorme volume di magma basaltico ha apportato una quantità di calore tale da far fondere la crosta inferiore la quale, quando fonde, produce dei magmi ricchi in silice, di composizione granitica. "E lì, tra Baveno, Montorfano e Roccapietra, di graniti ce n'erano. E molti" dice il professore.

MATASSA 'INSPIEGABILE' DI GABBRI, GRANITI, ROCCE VULVANICHE

Ma ancora il bandolo di quell'intricata matassa di rocce non si trovava. "Per anni si è continuato a discutere nella comunità scientifica se ci fossero relazioni tra questi graniti ed il Complesso Basico" dice ancora Sinigoi.

A complicare le cose, c'erano "anche rocce vulcaniche equivalenti ai graniti, i porfidi quarziferi, che affiorano in continuazione lungo la strada da Gattinara a Borgosesia. Sembra strano, ma da quasi quarant'anni nessuno considerava più queste rocce rosse" dice.

"E' un paio di anni fa che si è fatta largo un'intuizione: e se tutti quei tipi di rocce appartenessero a un unico evento?" dice Sinigoi.

Quello che ci voleva allora era una datazione. Per rocce con queste caratteristiche l'unico metodo attendibile è misurare il rapporto U/Pb su cristalli singoli di zircone. Al mondo sono pochissimi i centri in grado di farla: uno è all'università di Stanford.

"Abbiamo iniziato col Complesso Basico, e l'età rilevata è stata di 288 milioni di anni" dice. Quindi molto prima dell'orogenesi alpina.

Poi è stata la volta delle rocce vulcaniche. "L'inizio è stato frustrante. Risalendo il greto del fiume Sesia emergeva un terribile groviglio di rocce vulcaniche, impossibili da decifrare: ecco perché nessuno le studiava più da anni.

RITROVAMENTO DEL 'SUPERVULCANO'

Una prima chiave per interpretare quel groviglio l'ha trovata James che è stato coordinatore del rischio vulcanico del servizio geologico degli Stati Uniti. "Tornati insieme sul greto del Sesia un giorno di secca, quando l'acqua era così bassa da poterci camminare dentro, la situazione fu più chiara: lì ci doveva essere stata un'eruzione di dimensioni gigantesche" racconta Sinigoi.

A dimostrarlo c'era "una megabreccia, un agglomerato di rocce che si forma quando, durante un'eruzione che accompagna il collasso di una caldera vulcanica, le pareti franano, mescolandosi a ceneri e lapilli eruttati" dice.

"Tra Curino e Borgomanero, c'era una caldera con un diametro di almeno 13 chilometri, la cui parete è visibile in alcuni punti lungo la strada sterrata che da Gargallo risale ad ovest, verso il parco del Fenera" raccolta il professore, "zona di riserva di caccia al cinghiale pericolosissima per i geologi che, come cinghiali, grufolano lungo i corsi d'acqua".

"Stimiamo che in pochi giorni il vulcano abbia eruttato almeno 500 chilometri cubi di materiale piroclastico, un volume tale da collocarlo tra i cosiddetti 'supervulcani' dice.

Ma l'importante non era stato definire che si trattava di un 'supervulcano', "bensì capire se esistesse una relazione tra l'attività vulcanica e le rocce magmatiche intruse nella crosta sottostante".

LA SCOPERTA: TUTTE LE ROCCE RICONDUCIBILI A MEDESIMO EVENTO

"Tornammo a Stanford e il responso fu eclatante: quell'attività vulcanica si è sviluppata tra 288 e 282 milioni di anni, praticamente contemporanea all'intrusione del Complesso Basico. Ed anche i graniti si sono formati nello stesso periodo".

"Ciò dimostra in modo difficilmente contestabile che si tratta dello stesso sistema magmatico: in sostanza, il ripiegamento, dovuto alla collisione tra Africa ed Europa, ha riesumato quasi integralmente una parte di crosta profonda, contenente il sistema di alimentazione del 'supervulcano' fossile, fino a profondità di circa 25 km" dice. "E' questo che rende unica al mondo la zona della Val Sesia: non esistono altre sezioni di crosta continentale conosciute che espongano le radici di un vulcano fino a simili profondità".

Ma questo è solo l'inizio. "Ora si apre un nuovo ciclo di cose da fare, utilizzando questa opportunità offerta dalla natura, per vedere cosa realmente succede sotto un vulcano di questo genere" continua Sinigoi. "E capire cosa 'bolle in pentola' è basilare per interpretare con maggior sicurezza i segnali emessi da vulcani attivi, migliorando il loro monitoraggio e, di conseguenza, la prevenzione del rischio vulcanico"..

Sul sito www.reuters.it altre notizie Reuters in italiano

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