Per battere la fame nel mondo serve più "sovranità alimentare"

martedì 10 novembre 2009 14:51
 

di Massimiliano Di Giorgio

ROMA (Reuters) - Mentre la settimana prossima i leader mondiali si riuniranno a Roma per cercare di trovare una soluzione alla fame, che secondo la Fao colpisce oltre un miliardo di persone, un libro appena uscito propone di percorrere la via della "sovranità alimentare" per combattere la crisi degli alimenti.

"Un miliardo. Quando si parla di cibo un miliardo appare come un numero magico: un miliardo è il numero di persone che soffre di insicurezza alimentare e un miliardo sono gli individui affetti da obesità", è il paradosso su cui si apre "Diritti al cibo!", scritto a quattro mani da Luca Colombo e Antonio Onorati, due ricercatori-attivisti italiani che fanno parte dell'Ipc, il Comitato Internazionale per la Sovranità Alimentare.

Dal 16 al 18 novembre nella capitale si terrà il summit mondiale della Fao sul cibo. Non è la prima volta che capi di Stato e di governo si riuniscono per discutere di lotta alla fame, e la stessa agenzia dell'Onu, nel 1996, aveva posto l'obiettivo di dimezzare entro il 2015 il numero di persone - all'epoca circa 830 milioni - che soffrivano per la mancanza di alimenti.

Attualmente però, anche dopo la fiammata dei prezzi alimentari nel 2007-2008, il numero delle persone colpite è stimato per la prima volta in oltre un miliardo.

E ieri, in un'intervista a Reuters, il segretario della Fao Jacques Diouf ha detto che la crisi alimentare è sempre in agguato, invitando i paesi ricchi a triplicare gli aiuti per l'agricoltura e quelli poveri ad aumentare la produzione.

Un'impostazione che però Colombo e Onorati, rispettivamente esperto di biotecnologia e ricerca agricola della Fondazione Diritti genetici e presidente dell'Ong Crocevia, contestano, almeno in parte: "L'agricoltura è stata chiamata a produrre di più, senza interrogarsi sul destino delle derrate e sui costi ambientali, sociali ed economici che la spinta produttiva determina, tanto più se i costi per fertilizzanti, sementi e mangimi, rimasti elevati, spingono il mondo contadino verso oneri straordinari che il mercato non remunera".

"Diritti al cibo!" sostiene dunque la tesi che occorra "rifondare i sistemi agroalimentari sulla centralità del diritto dei popoli e dei contadini a produrlo". Vale a dire "sovranità alimentare", una formula che riunisce l'accesso e il controllo delle risorse naturali, la produzione di alimenti e l'aumento del potere di decisione.

SE IL CIBO E' DIVENTATO UNA "COMMODITY"   Continua...

 
<p>La sede della Fao a Roma. REUTERS/Alessandro Bianchi</p>