10 novembre 2009 / 13:55 / 8 anni fa

Per battere la fame nel mondo serve più "sovranità alimentare"

<p>La sede della Fao a Roma. REUTERS/Alessandro Bianchi</p>

di Massimiliano Di Giorgio

ROMA (Reuters) - Mentre la settimana prossima i leader mondiali si riuniranno a Roma per cercare di trovare una soluzione alla fame, che secondo la Fao colpisce oltre un miliardo di persone, un libro appena uscito propone di percorrere la via della “sovranità alimentare” per combattere la crisi degli alimenti.

“Un miliardo. Quando si parla di cibo un miliardo appare come un numero magico: un miliardo è il numero di persone che soffre di insicurezza alimentare e un miliardo sono gli individui affetti da obesità”, è il paradosso su cui si apre “Diritti al cibo!”, scritto a quattro mani da Luca Colombo e Antonio Onorati, due ricercatori-attivisti italiani che fanno parte dell‘Ipc, il Comitato Internazionale per la Sovranità Alimentare.

Dal 16 al 18 novembre nella capitale si terrà il summit mondiale della Fao sul cibo. Non è la prima volta che capi di Stato e di governo si riuniscono per discutere di lotta alla fame, e la stessa agenzia dell‘Onu, nel 1996, aveva posto l‘obiettivo di dimezzare entro il 2015 il numero di persone - all‘epoca circa 830 milioni - che soffrivano per la mancanza di alimenti.

Attualmente però, anche dopo la fiammata dei prezzi alimentari nel 2007-2008, il numero delle persone colpite è stimato per la prima volta in oltre un miliardo.

E ieri, in un‘intervista a Reuters, il segretario della Fao Jacques Diouf ha detto che la crisi alimentare è sempre in agguato, invitando i paesi ricchi a triplicare gli aiuti per l‘agricoltura e quelli poveri ad aumentare la produzione.

Un‘impostazione che però Colombo e Onorati, rispettivamente esperto di biotecnologia e ricerca agricola della Fondazione Diritti genetici e presidente dell‘Ong Crocevia, contestano, almeno in parte: “L‘agricoltura è stata chiamata a produrre di più, senza interrogarsi sul destino delle derrate e sui costi ambientali, sociali ed economici che la spinta produttiva determina, tanto più se i costi per fertilizzanti, sementi e mangimi, rimasti elevati, spingono il mondo contadino verso oneri straordinari che il mercato non remunera”.

“Diritti al cibo!” sostiene dunque la tesi che occorra “rifondare i sistemi agroalimentari sulla centralità del diritto dei popoli e dei contadini a produrlo”. Vale a dire “sovranità alimentare”, una formula che riunisce l‘accesso e il controllo delle risorse naturali, la produzione di alimenti e l‘aumento del potere di decisione.

SE IL CIBO E’ DIVENTATO UNA “COMMODITY”

Il libro sottolinea il peso dei mangimi animali e l‘aumento della produzione di biocarburanti, “colpevoli” di sottrarre una quantità crescente di terreni che potrebbero essere destinati a sfamare persone. Ma nel mirino c’è anche “l‘industrializzazione dell‘agricoltura”, caratterizzata da una sempre maggiore concentrazione, e dominata nei suoi vari segmenti dalle aziende “oligopolistiche” delle sementi e dei pesticidi, dai trasformatori e distributori di derrate agricole, dalla proliferazione dei supermercati che comprimono non soltanto i redditi dei commercianti al dettaglio, ma anche quelli dei piccoli agricoltori.

Anche la speculazione ha il suo ruolo, ovviamente, sui prezzi agricoli, spiega “Diritti al cibo!” (Jaca Book, 24 euro), ma il punto di fondo è che il cibo oggi viene considerato definitivamente una “commodity”, trattato come una risorsa finanziaria.

“Sia chiaro dunque: - scrivono gli autori - la speculazione non è opera esclusiva di raider della finanza che scommettono in borsa sulle sorti della sicurezza alimentare e degli approvvigionamenti energetici. La speculazione è anche opera delle corporation che manipolano il mercato gestendo sapientemente le scorte , tenendo fermi i carghi, sottraendo le derrate dal mercato, giocando con la fluttuazione del dollaro, mantenendo artificialmente bassi i prezzi al momento della raccolta e costringendo gli agricoltori a svendere le produzioni per poi stoccarle e stimolare così il rialzo dei prezzi”.

IL CONTRO-VERTICE SULLA FAME

Ma chi dovrebbe combattere la battaglia contro la speculazione e per la sovranità alimentare? “Diritti al cibo!” chiede una “governance alimentare” internazionale basata proprio sulle agenzie Onu, il cui ruolo, accusa, è sempre più messo in pericolo invece non solo da organismi come la Banca Mondiale, ma anche dai governi dell‘Unione europea e Usa, che vorrebbero trasformare la Fao in un organismo tecnico “che fa il lavoro normativo relativo alla sicurezza degli alimenti e al loro commercio”.

Di questi argomenti, prima del World Food Summit “ufficiale”, discuterà dal 13 novembre, sempre a Roma, il Forum della Società Civile per la Sovranità Alimentare dei Popoli, sorta di contro-Vertice a cui parteciperanno non solo Ong e organizzazioni della società civile, ma anche rappresentanti delle categorie colpite dalla fama e dall‘insicurezza alimentare.

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