November 10, 2009 / 11:50 AM / 8 years ago

Animali con geni umani, gli scienziati aprono il dibattito

5 IN. DI LETTURA

<p>Un coniglio usato come cavia in un laboratorio. REUTERS PICTURES</p>

LONDRA (Reuters) - Un topo che parla? Una scimmia con la sindrome di Down? Cani con mani e piedi di esseri umani? Gli scienziati inglesi vogliono sapere se questi esperimenti sono accettabili o se invece, in nome della ricerca medica, stiano spingendosi troppo in là.

Per scoprirlo, la britannica Academy of Medical Sciences oggi ha lanciato uno studio per esaminare l'uso che si fa, nella ricerca scientifica, di animali in cui siano stati innestati elementi umani.

Si prevede che il lavoro durerà almeno un anno, ma gli autori sperano di poter arrivare a stabilire le linee guida per gli scienziati della Gran Bretagna ma anche del resto del mondo, su quanto l'opinione pubblica sia preparata a seguirli in questi esperimenti in cui geni umani vengono impiantati in animali, per studiare poi come combattere le malattie che affliggono il genere umano.

"Questi esperimenti collidono con la nostra idea di ciò che è un essere umano?", si chiede Martin Bobrow, professore di genetica medica alla Cambridge University e di un gruppo di 14 persone che studia la questione.

"E' importante che tali questioni siano esaminate adesso, in modo che siano noti i limiti opportuni e la ricerca possa sviluppare il suo potenziale all'interno dei medesimi".

La pratica di impiegare elementi umani negli animali non è una cosa nuova. Gli scienziati hanno già creato scimmie macaco rhesus nelle quali è stato impiantato una forma umana del gene di Huntingdon, in modo di consentire agli studiosi di indagare come si sviluppa; e gatti con un fegato prodotto da cellule umane sono utilizzati per analizzare gli effetti delle nuove droghe.

Ma gli scienziati sostengono che la tecnologia che consente di impiantare negli animali quantità sempre maggiori di materiale genetico umano si sta diffondendo rapidamente in tutto il mondo, creando i presupposti per cui ad un certo punto alcuni scienziati, da qualche parte, potrebbero decidere di valicare certi confini.

"C'è un'intera gamma di nuove tecnologie scientifiche che non solo renderà più facile fare questi esperimenti di incrocio ma implicherà che il saperli fare sarà sempre più importante", spiega Bobrow .

In Gran Bretagna, l'anno scorso, è scoppiata una disputa sulle nuove leggi che consentono la creazione di embrioni umani-animali come cavie per esperimenti.

La questione ha visto scontrarsi gruppi religiosi, secondo i quali questi esperimenti deviano il corso della natura, e i leader della comunità scientifica, secondo cui sono fondamentali per poter curare alcune malattie. Un cardinale cattolico ha definito questo lavoro come "scienza di Frankestein".

Bobrow ha spiegato che lui e i suoi colleghi vogliono evitare di finire intrappolati di nuovo in un dibattito così acceso e che sperano, agendo adesso, di riuscire a discutere informando piuttosto che reagendo.

Ma gli scienziati hanno precisato che le dispute sugli embrioni umani-animali, che implicano l'inserimento di dna umano in cellule ricavate da animali per farne cellule staminali, sono "solo metà del dibattito" e che si tende a dimenticarsi degli animali "modificati" con cellule umane.

"Loro (i critici, ndr) non si sono proprio occupati di molte altre questioni come quella su quanto sia lecito riprodurre negli animali importanti tratti che sono propri degli esseri umani", ha detto Bobrow. "Ci sono problemi per quel che riguarda l'accettabilità sociale (di questi esperimenti)".

Bobrow ha anche detto che c'è "una sorta di tacito accordo" all'interno della comunità scientifica per cui "più ci si avvicina a percentuali di 50 e 50" nei mix genetici di materiale umano e animale, più si avvicinano i limiti da non superare, ma ha precisato che le leggi in materia, a voler essere clementi, sono piuttosto vaghe.

"Alla maggioranza di noi interessa se creiamo topi con cellule sanguigne o fegati umani? Probabilmente no" ha detto. "Ma se l'animale potesse parlare? Se potesse pensare? O se possedesse una consapevolezza di sé come ce l'hanno gli uomini? Allora sarebbe una questione totalmente diversa".

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