E' morto il premio Nobel Ginzburg, lavorò all'atomica sovietica

lunedì 9 novembre 2009 10:28
 

MOSCA (Reuters) - E' morto ieri sera a Mosca Vitaly Ginzburg, il fisico russo sopravvissuto alle purghe staliniane lavorando al progetto della bomba atomica per i sovietici e poi vincitore del premio Nobel per la fisica. Ginzburg aveva 93 anni e da tempo era malato.

Il fisico vinse il Nobel nel 2003 per aver sviluppato la teoria dei superconduttori, materiali che permettono all'elettricità di passare senza resistenze a temperature molto basse. Ginzburg ha condiviso il premio con il britannico-statunitense Anthony Leggett e lo scienziato americano di origini russe Alexei Abrikosov.

Ma la carriera di Ginzburg come studioso sovietico finì quando si sposò in seconde nozze con una donna arrestata nel 1944 e condannata a tre anni di lavori forzati con l'accusa di aver progettato un attentato per uccidere Stalin. Allora stava fiorendo l'anti-semitismo di Stato e fu pubblicato su un giornale un attacco contro Ginzburg.

"Potevo solo immaginare cosa il destino mi avrebbe riservato in quel momento e in quel luogo", scrisse Ginzburg in un articolo autobiografico per la commissione del premio Nobel. "Sapevo che mi sarebbe costato caro ma fui salvato dalla bomba a idrogeno".

Ginzburg spiegò di aver lavorato assieme al fisico sovietico Andrei Sakharov - che poi divenne un noto dissidente - al progetto della bomba a idrogeno e raccontò di aver sviluppato assieme al collega le due idee portanti che resero possibile la realizzazione del progetto.

Ma nel 1951, Ginzburg fu allontanato dal progetto dell'atomica mentre Stalin conduceva una campagna di anti-semitismo in cui gli ebrei venivano accusati dei guai dell'Unione Sovietica e venivano esiliati nei campi di lavoro.

"E' stata una enorme fortuna che il leader supremo non abbia avuto il tempo di realizzare il suo progetto e morì o fu ucciso il 5 marzo 1953", scrisse ancora Ginzburg nell'articolo.

Lo studioso raccontò che lui e la sua seconda moglie, Nina Yermakova, festeggiarono il giorno della morte di Stalin.

Ginzburg si impegnò attivamente nella vita pubblica dopo il crollo dell'Unione Sovietica, firmando lettere e concedendo interviste e criticò anche i crescenti legami del Cremlino con la chiesa ortodossa.

 
<p>Una immagine di archivio di Vitaly Ginzburg. REUTERS</p>