Da criminale a missionario: storia di un Ribelle senza frontiere

venerdì 16 ottobre 2009 12:24
 

MILANO (Reuters) - Una vita iniziata nei bassifondi di Montréal e sprofondata nella droga e nella criminalità prima della rinascita, con l'associazione Medici senza frontiere, e la decisione di dedicarsi totalmente alle missioni umanitarie e alle Ong.

Questa, in breve, la storia di Marc Vachon, raccontata in prima persona dall'autore in "Ribelle Senza Frontiere" (Edizioni Clandestine), in uscita in questi giorni nelle librerie.

"In questo libro Vachon racconta la sua incredibile esperienza sul campo -- Malawi, Indonesia, Rwanda, Bosnia Erzegovina, Sudan, Afghanistan e Iraq sono solo alcuni dei paesi in cui è stato inviato da numerose associazioni umanitarie -- da cui emergono le difficoltà, l'amaro scontro con la sofferenza di chi ogni giorno è costretto a lottare per sopravvivere, ma anche l'infinita dedizione di coloro che hanno consacrato agli altri la propria esistenza", si legge nell'introduzione al volume, scritto in collaborazione con François Bugingo.

"Combattere la Morte, sotto qualsiasi forma e in qualsiasi luogo essa mi si presenti è divenuto lo scopo della mia esistenza", scrive l'autore, che opera nel settore umanitario ormai da vent'anni e che attualmente risiede a Parigi dove lavora per l'Onu.

"Da anni subisco la sua costante presenza. Talvolta, rischiando io stesso di divenirne vittima, come a Sarajevo, tal'altra, trasportandola fra le braccia e respirandone il fetore, come nei carnai di Goma".

"Costruire un campo profughi in poche ore, fornire acqua potabile ad una folla gettata nell'esodo da una guerra sempre più ingiusta, far passare convogli di viveri attraverso i posti di blocco più pericolosi, eludere le trappole militari, ecco quello che Marc Vachon sa fare meglio di chiunque altro", commenta Jean-Christophe Rufin, co-fondatore ed ex vice presidente di Medici senza frontiere. "Il racconto degli anni trascorsi nel servizio umanitario appare estremamente ricco ... Posso testimoniare come niente di quanto troverete (in questo libro) sia inventato", aggiunge Rufin.

"Ribelle senza frontiere è il ritratto di un uomo che ha vissuto all'inverso la sua esistenza, come tutti coloro costretti troppo presto ad abbandonare la propria innocenza".

Vachon non risparmia nemmeno le critiche, accusando il mondo occidentale di limitarsi a compatire le popolazioni più bisognose senza agire concretamente per aiutarle, e denunciando l'eccessiva burocratizzazione degli organismi non governativi: "Nell'abuso di parole a discapito dell'azione, giace l'ipocrisia del settore umanitario", scrive l'autore.

 
<p>Vite ai margini. Un homeless si sistema per terra in una via di Jakarta. REUTERS/Supri</p>